Nel lavoro presentato a San Servolo la scorsa
primavera ho messo a confronto la volontà di potenza, concezione fondamentale di
Nietzsche, con il desiderio mimetico, pietra angolare del pensatore di origine francese
René Girard. Credo di essere riuscito in quel lavoro a mostrare come il destino della
cultura dellepoca contemporanea, della cultura compresa come guida propulsiva di una
rinnovata, rigenerata civiltà, stia nella potenzialità di concepire una sintesi modulata
di questi due essenziali concetti, nella misura in cui un nuovo paradigma, quello
dellet, et, scardina dal profondo il vecchio paradigma dellaut, aut,
che ha dominato non solo la struttura mentale di Freud e di una parte degli psicoanalisti
fino ai nostri giorni, ma ha anche signoreggiato, in misura considerevole, la cultura in
generale.
In quel lavoro posi la domanda di notevole interesse
teorico che qui ripeto: cosaltro è il desiderio mimetico, concepito da Girard come
la più universale e capitale motivazione della specie umana, come desiderio di
appropriare gli oggetti e quelle doti, quelle caratteristiche desiate, quella potenza
intellettuale, e non solo intellettuale, ma libidico-emotiva e sociale, che un altro
individuo, visto come dominante, possiede o sembra possedere, ma anche di indurre altri
individui ad ammirare, quindi a desiderare, quegli oggetti, quelle caratteristiche e
capacità, quelle virtù personali che un individuo desidera siano riconosciute e
ammirate, dunque desiderate; cosaltro è questo desiderio mimetico se non volontà
di potenza? Il paradosso mostrato in modo ineccepibile da Girard, che si è servito anche
di tutta lopera di Shakespeare, da lui minutamente e profondamente analizzata, è
che il desiderio mimetico, essendo reciproco e convergente, finisce per sfociare e
collassare nella crisi della rivalità mimetica violenta dei doppi.
E posi unulteriore domanda: in cosa consistono
lomologia e la distinzione fra questi concetti nucleari di Nietzsche e Girard, che
rappresentano la chiave di volta esplicativa delle problematiche filosofico-psicologiche
dei due pensatori? La risposta che offrii fu: in entrambi i concetti si ha a che fare con
la volontà di potenza! Epperò, la volontà di potenza, come formulata da Nietzsche, si
manifesta soprattutto come volontà di affermazione e sopraffazione di un tipo duomo
che vuole asserire e realizzare se stesso, costi quel che costi. Il concetto comprende
tutta la scala dei valori, dalla forma più nobile, aristocratica di essi a quella più
ignobile e abietta, là dove linvidia, il rancore e la vendetta sono dominanti.
Tuttavia, sembra mancare al concetto di Nietzsche proprio quel significato relazionale che
Girard ha messo in luce. Sembra, ma non è completamente vero. Se acutizziamo lo sguardo,
già nel concetto di ressentiment con il quale Nietzsche ha indicato il rancore,
linvidia e la volontà di vendetta che animava la psicologia dellebraismo e
del cristianesimo è implicita la reciprocità mimetica. Inoltre, con il personaggio di
Zarathustra Nietzsche ha inteso presentare e sviluppare un modello duomo che
oltrepassasse non solo lumanesimo, visto come décadence, ma che trascendesse
proprio lallettamento e lattrazione desiderante verso la rivalità e la
conflittualità mimetiche, che superasse insomma il conflitto edipico nel quale
lumanesimo è universalmente impigliato, il conflitto edipico generalizzato che è
proprio quel luogo e quel tempo dove il desiderio mimetico fra padre e figlio, fra madre e
figlia, diventa poco alla volta rivalità mimetica che strazia non solo le famiglie, ma
lumanità nel suo insieme.
Nella misura in cui la psicoanalisi ha trovato nel
conflitto edipico universale e nelle fasi pregenitali, studiate fino
allossessività, il limite di sviluppo libidico-emotivo, e raramente accenna alla
genitalità, in questa stessa misura si è preclusa la via verso lavvistamento del
nuovo grande continente della genitalità e della persona, rappresentante il culmine dello
sviluppo libidico-emotivo, quellaltipiano che da innumerevoli anni ho indicato come
la meta della maturazione della specie umana. La concezione dello Zarathustra è il
tentativo di Nietzsche di oltrepassare il conflitto edipico e di pervenire alla
genitalità e alla persona. Daltra parte, essendo Reich ancora innominabile in
psicoanalisi, anche la genitalità, con cui è identificato dagli psicoanalisti, è appena
nominabile.
Naturalmente, Girard, per personale rivalità
mimetica e, dunque, avversione nei confronti di Freud, non riuscirà mai ad ammettere che
lacutizzazione della crisi mimetica, generatrice di violenza e di caos, è la
medesima cosa del divampare della conflittualità edipica. A sua volta, contro Nietzsche,
contro lindividualismo, lautonomia del desiderio e la possibilità stessa
dellautodeterminazione e autodecisione, Girard usa largomento forte
dellineluttabile reciprocità del desiderio mimetico, e svela come pregiudizio,
presunzione e illusione, come assunto di base non dimostrato, la concezione di un
desiderio e di una volontà veramente autonomi. A proposito di volontà, forse pochi si
sono accorti che la parola volontà dopo Freud è allindice della psicoanalisi
internazionale, è parola-tabù. Ma torniamo a Girard. Per mostrare le sue proposizioni,
Girard si serve non solo della sua considerevole cultura antropologica, filosofica e
psicologica ma, come corroborante, chiama in aiuto lo sconfinato sapere psicologico di
Shakespeare. In verità, il suo libro recentemente tradotto in Italia, Shakespeare, il
teatro dellinvidia, è uno dei più profondi e appassionanti che, a mio modo di
vedere, siano stati scritti in questo scorcio di secolo. Con un colpo dali, il suo
libro supera perfino i vertici di interpretazione di due quotati critici shakespeariani
quali George Steiner e Harold Bloom, questultimo da non confondere, per carità, con
il quasi omonimo psicoanalista. Non bisogna, quindi, sottovalutare il peso degli argomenti
di Girard contro le potenzialità di autodeterminazione delluomo, contro il libero
arbitrio e la volontà libera in tutti gli ambiti, dove la scelta, la decisione e la
volontà pensavano di esercitare una piena libertà. Ed è, soprattutto, nel cuore delle
problematiche esistenziali delluomo, della donna e del loro rapporto, nel nucleo
stesso dellamore, che Girard infierisce, e tenta di scardinare lillusione
dellautonomia del desiderio, mostrando, invece, che proprio qui si esercita al
massimo la potenza del desiderio mimetico.
Nel lavoro già citato, seguendo Girard
nellanalisi critica di una delle cosiddette opere comiche giovanili di Shakespeare, I
due gentiluomini di Verona, ho mostrato come in verità la reciprocità fra i due
amici, imitatori luno dellaltro, è il fattore essenziale che determina la
scelta di un unico oggetto damore, mediante il double bind di Bateson, del
doppio legame e della violenta crisi mimetica che inesorabilmente ne deriva.
Seguendo la torcia illuminante di Girard si finisce
per ammirare la perfetta conoscenza psicologica di Shakespeare delle problematiche
generatrici di conflittualità mimetica in tutte quelle opere in cui i rapporti
damore dominano la scena. Per esemplificare ne citerò solo altre due: Troilo e
Cressida, dove lo zio di Cressida, Pandaro, il mezzano par excellence, è il
modello mimetico mediatore che stimola e alletta linteresse reciproco tra
lamico Troilo e la nipote Cressida. E ancora, Sogno di una notte di mezza estate,
che è addirittura un festival di desideri mimetici stimolati reciprocamente tra giovani
amici e amiche, una sarabanda di amori imitativi terminata nella violenza generalizzata
dei doppi. Ma fermiamoci qui, perché il tempo e le problematiche che sono dinanzi alla
mia mente mi consigliano di non perseguire oltre il mio interesse per un autore così
appassionante come Shakespeare. Ma prima di abbandonarlo, permettetemi un ultimo pensiero
su questo libro di Girard. È in gran parte vero che Shakespeare con il suo teatro
avvalora la tesi di Girard sulluniversalità del desiderio mimetico, ma non è
completamente vero. Vi sono lavori, come La bisbetica domata, ma anche La
tempesta, e a ben pensarci Amleto, dove i personaggi di Petruccio, Prospero e
Amleto, checché ne dica Girard, sono, dal mio vertice di osservazione, relativamente
indipendenti dal desiderio mimetico. So che Girard mi contraddirebbe. In verità, egli,
come tutti coloro che hanno scoperto un filone culturale aureo, soffre di un notevole
grado di fanatismo. Basti pensare allatteggiamento ossessivo di Wilhelm Reich verso
la sessualità che lo spinse sulle soglie della follia con la ricerca sullorgone e
sullorgonoterapia. Ma i desideri infantili e la teoria della rimozione hanno assunto
perfino per Freud così tanta posizione dominante da divenire ostacolo per lo sviluppo
ulteriore della psicoanalisi. Io non sto sottovalutando il valore e il significato dei
desideri sessuali infantili e della teoria della rimozione. Ma il pericolo è sempre
quello del riduzionismo, del fanatismo ossessivo e della deformazione in senso ideologico
di concetti e teorie pur valide. Ed è proprio per questo che, pur essendo il concetto di
persona il nucleo centrale delle mie formulazioni teoriche e delle mie modalità di
intervento terapeutico, cerco, fin che mi è possibile, di mantenerlo sullo sfondo.
Perciò, nel riconoscere nellinterpretazione girardiana di Shakespeare il merito che
le compete, purtuttavia sostengo che essa è alquanto riduttiva e fanatica. Anche se uno
dei vertici di osservazione, forse il più saliente di Shakespeare, sia proprio il
desiderio mimetico, ciononostante Shakespeare prende sotto la sua osservazione il campo
illimitato delle emozioni umane, mettendone in piena luce laspetto più
perverso, devastantemente luciferino.
Se volessi io, ora, condensare in poche parole il
significato essenziale della reciprocità mimetica, come lo esprimerei? Così: vi è un
individuo che desidera per sé gli oggetti, le qualità, gli attributi, insomma la potenza
di un altro individuo, sia egli veramente potente, sia che gli appaia tale, e vi è un
altro individuo che, a sua volta, desidera che il primo riconosca, apprezzi e ammiri i
propri oggetti e la propria potenza, sia essa economica, sociale, sessuale, intellettuale,
psicologica. Questo secondo individuo offre se stesso come oggetto per il desiderio
mimetico del primo. Permettetemi un po di immodestia: non credo che Girard in tutti
i suoi libri sia riuscito a porre in una forma così chiara e sintetica la sua
comprensione della reciprocità mimetica. È, dunque, possibile che il desiderio mimetico
si manifesti nellattrarre a sé, facendo desiderare a un altro individuo un oggetto
che è simbolo, e non soltanto simbolo, che è cioè il concentrato della propria potenza.
Qui, viene spontaneamente alla mente uno dei più fondamentali comandamenti biblici: non
desiderare la donna daltri! Ma, sembra che il Padre Eterno abbia dimenticato di
manifestare la reciprocità del desiderio mimetico. Come? Così: non sollecitare altri a
desiderare la tua donna! Non pecca forse la Bibbia di ipocrisia nella difesa della
società patriarcale?
Vi è, dunque, anche il desiderio mimetico di colui
che vuole catturare il desiderio mimetico di un altro individuo, offrendosi non solo come
oggetto diretto di riconoscimento e ammirazione, ma anche esaltando le qualità di un
oggetto da lui posseduto. Già Bateson, come ho detto altre volte, aveva mostrato
allepoca della contestazione negli anni sessanta/settanta che, nella misura in cui
il padre desiderava suscitare il desiderio di imitazione e identificazione del figlio con
lui, in questa stessa misura andava incontro, paradossalmente e ineluttabilmente, era
cioè responsabile del sorgere del desiderio edipico del figlio per la madre. Pur non
citando Bateson, Girard ha sviluppato ulteriormente unintuizione di costui. Nel
lavoro di Venezia ho mostrato lincontro/scontro dei desideri mimetici reciproci nel
rapporto analitico: non è solo il paziente che desidera appropriare la potenza supposta o
reale dello psicoanalista, ma è anche lo psicoanalista che desidera il desiderio mimetico
del paziente, ambisce a essere rispecchiato, vuole lammirazione e/o lamore di
costui, o di costei, per rafforzare e consolidare volontà di potenza e narcisismo. A
proposito: il narcisismo è la terza parola, accanto a quelle di volontà di potenza e
desiderio mimetico, essenziale per lo sviluppo di una superiore sintesi culturale. Anche
allanalisi del narcisismo in questi ultimi anni si è applicato il sigillo del
sequestro postmodernista. Ho mostrato come lanalista desideri appropriare,
conservare e tenere per sé il desiderio mimetico del paziente per un periodo sempre più
lungo, a volte interminabile, tanto più lungo e interminabile quanto più lo
psicoanalista è inconsapevole della dinamica del desiderio. Ed è proprio per questo,
dinanzi allo sconfinare dei trattamenti psicoanalitici contemporanei, dove il periodo di
dieci anni è da qualcuno ritenuto insufficiente, che io ho sostenuto che unanalisi
che supera il limite, naturalmente non rigido, dei sette anni, è da ritenersi analisi
fallita.
Tuttavia, gli psicoanalisti potrebbero rispondere a
Girard con un argomento da loro ritenuto forte: bisogna distinguere limitazione
dallidentificazione! A prescindere dal fatto che la distinzione fra le due non è
così chiara e definita, malgrado il così quotato e citato lavoro di Gaddini e di altri,
Girard risponderebbe che questa rigida distinzione è una tipica razionalizzazione
difensiva della psicoanalisi, giacché il fattore base, originario, che sostiene entrambe,
è proprio il desiderio mimetico.
Fin dal convegno di Venezia su "La
seduzione" del 1987, sostenni che lo psicoanalista deve fruire di un potere seduttivo
ben superiore a quello del paziente, se vuole favorire lo sviluppo del transfert di
questultimo. Nello stesso tempo, la consapevolezza dellanalista deve saper
contenere il transfert nellambito della funzionalità terapeutica, sospingendolo
verso il rapporto persona-persona da un lato, e indirizzando la forza libidico-emotiva del
paziente verso mete esterne, verso la realizzazione di una sana e reciproca relazione
extra-analitica dallaltro lato. Naturalmente, il mio lavoro appariva trasgressivo in
quellepoca rispetto alle modalità consuetudinarie, razionali e da benpensanti degli
psicoanalisti. Alcune delle mie posizioni clinico-teoriche sono state in seguito, poco
alla volta e parzialmente, integrate nella psicoanalisi ufficiale. In quel lavoro
rivendicavo la potenza così trascurata del dio Eros, senza il cui aiuto non era né
concepibile, né possibile condurre un trattamento a una felice conclusione. Per chi
trovasse scandalosa questa mia posizione clinico-teorica, osserverò semplicemente che lo
scopo ultimo del braccio di ferro, o per usare unaltra dizione, della tensione
relazionale, tra la seduttività dellanalista e quella del paziente è la
realizzazione di una sana vita erotica emotiva con un partner capace di reciprocità, e lo
sviluppo della volontà di potenza o del desiderio mimetico del paziente non verso
limitazione, lidentificazione coatta e la conflittualità edipica con lo
psicoanalista, ma verso la realizzazione di sé come persona. Ma in che modo il concetto
di persona è, dal mio punto di vista, risoluzione soddisfacente del dilemma posto come
irrisolvibile da Girard alla psicoanalisi? Il paradosso di Girard enunciato sinteticamente
dice: la tua credenza, la tua fede in unemancipazione che ti conduca
allautonomia, allindividuazione, è contraddetta da una più profonda
conoscenza dellantropologia, della storia e della psicologia umana. La tua è solo
unillusione. Lindividuazione è un estremo rifugio, una razionalizzazione, e
per usare il linguaggio specifico psicoanalitico, una formazione reattiva, una forma di
monadismo leibniziano. Per calcare ancora di più i termini critici, usando il linguaggio
della new age, direi: una forma di vita solipsistica. A sua volta, Girard
insisterebbe: la forma finale di questo individualismo esasperato è il suo stesso crollo,
quindi la perdita di tutte le differenze, il rovesciamento dellindividualismo nel
suo opposto: lindifferenziazione, lomogeneizzazione e il caos. Risultato
ineluttabile dellincontro/ scontro fra due desideri mimetici, o fra due volontà di
potenza, è proprio la crisi mimetica, dove quanto più si tenta di accentuare le
differenze individualistiche, di affermare la libertà dellindividuo, tanto più ci
si immerge nelle sabbie mobili dellidentificazione confusiva con laltro o con
laltra, nel caos mimetico insomma, dove i doppi, i cloni, come risultato finale
tragico-comico, finiscono per emergere. Riflesso di questa situazione, a me sembra, è la
cosiddetta crisi della psicoanalisi contemporanea, a cui si cerca di porre riparo con
lintersoggettivismo, il costruttivismo, la psicoanalisi transazionale. Secondo la
prospettiva dellintersoggettivismo, il punto di vista del paziente è omologabile a
quello dello psicoanalista, mentre il rapporto analitico è concepito come lincontro
tra due opinioni di significato equiparabile. Risultato è, appunto, la perdita di tutte
le differenze, lappiattimento soffocante, uggioso, afoso e brumoso nella relazione
di un particolare posto di fronte a un altro particolare, delleffimero di fronte
alleffimero. Mi basti citare come esponenti significativi di questa psicoanalisi:
Atwood, Stolorow, Orange e Renik. Ma la crisi dellemancipazione, come crollo della
fede nellindividualismo, nellautonomia del soggetto in psicoanalisi, è solo
una manifestazione particolare della crisi della cultura contemporanea dominante, del
postmodernismo.
Sto cercando di mostrare che la soluzione del
dilemma presentato da Girard alla psicoanalisi e alla cultura in generale non sta
nellesasperazione dellindividualismo, nellaccentuazione delle
caratteristiche particolari, nellenfatizzazione delle idiosincrasie, come fa ad
esempio un autore, per altro valido e intelligente ma alquanto stravagante, quale
Christopher Bollas. Bisogna allora ritornare ai principi, alle regole canoniche, al
setting cosiddetto rigoroso, istituito dalla psicoanalisi classica, figlia
dellilluminismo, alla rigidità del degree, della gerarchia, di cui il
rapporto tra analista-osservatore interprete, e paziente-oggetto osservato è il modello
esemplare operativo? Si badi, questa forma di rapporto fu già lucidamente criticata da
Hegel, e in seguito da Heidegger. Forse, io sostengo, identificandomi con Girard,
linevitabile sconfitta delle istanze di emancipazione dellindividuo e il suo
ineludibile riassorbimento nellalterità, rappresentata dalla superiore forza di
attrazione del desiderio mimetico, della volontà di potenza dello psicoanalista
tradizionale, classico, razionalizzati come superio, razionalità, eticità, esame di
realtà e neutralità scientifica, la cui formula comprensiva è il modello della
normalità, parola risolutiva e indiscutibile per Freud, portatrice di un significato
gerarchico ineccepibile, che non ammette obiezioni? Certamente no! Sono ormai circa
quarantanni, da quando iniziai a sottoporre la psicoanalisi classica a una critica
tanto rigorosa quanto costruttiva, e vi sono ancora dei personaggi che in psicoanalisi mi
confondono con un analista classico.
Nel lavoro "Identità, alterità e
distinzione" (1995), di cui gli psicoanalisti non hanno tenuto alcun conto, misi in
evidenza il riduzionismo, e del contemporaneo intersoggettivismo, dove lanalista
abbandona i limiti, i confini, stabiliti dalla vecchia gerarchia e si identifica inter
pares con il paziente, lasciando intatto, anzi avallando e avvalorando il narcisismo
di questultimo, e dellanalista tradizionale che si offre, abbastanza
inconsapevolmente, come oggetto di identificazione, in quanto altro al paziente. Perché
inconsapevolmente? Perché lidentificazione pretesa è mistificata da concetti
astratti, quali razionalità, eticità, esame di realtà, appunto normalità! Nella
psicoanalisi classica, insomma, lanalista si ammanta di queste astrazioni
concettuali, che assumono sfumatura etica, come in Bion per esempio, per razionalizzare il
suo desiderio mimetico, il suo bisogno di rispecchiamento, riconoscimento e ammirazione,
la sua volontà di potenza di asservire il paziente a quel riflesso di se stesso che
appare idealizzato come altro. Ma è proprio il rifugio nel cielo dellastrazione e
delleticità che svela il desiderio mimetico e la volontà di potenza, vissuti come
indicibili e inconfessabili: voi non dovete identificarvi con me, ma con la coscienza,
lesame di realtà, dominato dal superio e non valutato dalla consapevolezza, dunque
con i principi e lordine della società patriarcale (Freud) e matriarcale (Klein). A
sua volta, Ogden, uno psicoanalista di notevole valore e fama che potremmo considerare
nella fascia intermedia tra modernismo e postmodernismo, sente lurgenza di sfuggire
alla morsa dellintersoggettivismo, tanto afoso quanto transeunte, invocando la
necessità dellaltro, del terzo, cioè di una superiore alterità rispetto agli
individui effimeri della coppia. Ma cosa significa in profondità laltro, di cui si
ciancia inconsapevolmente in Italia, ma anche al di là delle Alpi e dellOceano?
Laltro è luniversale che ritorna a boomerang, dopo il tentativo di
eliminarlo, a sovrastare incombente come il vecchio Jahwèh il cielo plumbeo della
psicoanalisi intersoggettivista. No! Tutto ciò accade perché non si riesce a comprendere
un concetto per me così semplice ed esemplare qual è quello del modello della persona,
dove lindividuale e luniversale si sintetizzano perennemente, dove
lindividuale rivivifica luniversale, e dove luniversale integrato e
sintetizzato assicura perdurante forza dessere e irrefragabile libertà alla
persona. Non vi sono dii, né incombenti valori astratti, trascendenti, ma il fluire
melodico trascendentale dellindividuale e delluniversale nel gioco creativo
ininterrotto della persona con se stessa e con laltra persona. È così che, a mio
modo di vedere, si risolve il dilemma tra lidentificazione dello psicoanalista con
un sé, assorbito dal buco nero del paziente narcisista, contrabbandato come parti deboli,
depresse, come frammenti di sé, che debbono essere accolte, coccolate, che Girard ha
svelato come nientaltro che puro e semplice desiderio mimetico, da me indicati come
serpentelli, come demonietti gerasiani, insomma come sé luciferino da un lato, e la
pretesa dellanalista che sia il paziente a identificarsi con quellordine, quei
principi e quei modelli che ho demistificato, come desiderio mimetico e volontà di
potenza razionalizzati dello psicoanalista. Alla domanda del Cristo: "Chi sei
tu?", lindemoniato gerasiano rispose: "Siamo legioni!". Diversamente
dallo psicoanalista intersoggettivista che a stento nasconde le lacrime, Cristo trasformò
i demonietti in porci e li fece precipitare in mare dalla rupe. Potenza di comprensione
della psicologia umana da parte dei grandi iniziati: Lao-Tze, Buddha, Eraclito, Cristo.
Dunque, per prima cosa è indispensabile che
lanalista riconosca la potenza dei desideri mimetici, e del paziente e propri, in
tutte le multiformi configurazioni in cui si manifestano, e lasci perdere concetti
seducenti che altro non sono se non slogan del momento, quali linconoscibile,
lineffabile, la fallibilità, lindecidibile ecc. Al contrario di questi
concetti morituri, i desideri mimetici hanno la loro origine tra le cose nascoste sin
dalla fondazione del mondo (Girard).
Riferirò brevemente un caso personale. In genere
divento rapidamente consapevole dei movimenti del rapporto transfert-controtransfert, dove
per questo rapporto intendo qualcosa che si differenzia notevolmente dal modo in cui viene
compreso in psicoanalisi. Sono daccordo su di un punto. In genere, giustamente, per
controtransfert si intende la reazione personalistica dello psicoanalista al transfert
libidico-emotivo, ma anche aggressivo del suo paziente. Epperò, lanalisi ossessiva
del controtransfert, equivalente dellesame di coscienza della cultura
ebraico-cristiana, è considerata la norma purificatrice, lemetico par excellence
di uno psicoanalista che si rispetti. In analisi, invece, io sono permanentemente in un
rapporto di transfert verso il paziente. Questo è ciò che gli psicoanalisti non riescono
ancora a comprendere. Cosa vuol dire che io sono in un rapporto permanente di transfert?
Ciò significa che io sono me stesso in analisi, nella misura tuttavia in cui me stesso
significa consapevolezza costante di essere persona, di parlare e agire, non come un
individuo qualsiasi con un altro individuo qualsiasi, ma come persona. Non ho alcun
bisogno di recitare il mea culpa, di fare continui esami di coscienza e abluzioni,
di analizzare ossessivamente il controtransfert, come chi teme di cadere a ogni piè
sospinto nei trabocchetti del castello medievale della propria psiche. Ciò significa
anche che ho fiducia nella mia parola, nei miei gesti e nel potere risanatore di essi.
Questo me stesso che dice e agisce è in funzione della costruzione del rapporto
analitico, perché dice e agisce nellinteresse simultaneo di entrambi i membri della
coppia. Scopo ultimo del rapporto è lemancipazione del paziente come persona, come
individuo che ha integrato, fatto suo, il sapere dello psicoanalista, e diventa
gradualmente capace di gestire in modo autonomo, responsabile, e possibilmente
egosintonico la sua vita. Questo scopo comprende anche, quando è possibile,
unabbastanza sana e soddisfacente relazione damore. Mediante lanalisi
lindividuo diventa persona, che ha integrato i significati essenziali del genere,
attivi e passivi, universali e individuali, che ha integrato cioè la consapevolezza che
è la sostanza comune, universale, della specie umana. Divenire consapevole significa:
liberazione dallassoggettamento al determinismo della natura, della storia, dei
modelli culturali del patriarcato e del matriarcato, ma anche dei pregiudizi sociali dei
figli contestatori, e infine liberazione da quellultima forma di servitù, tanto
più perversa quanto più sofisticata, rappresentata dallattrazione per gli abissi
luciferini, per il profondo inconscio: linconoscibile, lindicibile,
lineffabile, lindecidibile ecc.
Quando lanalista avverte che il suo rapporto
verso il paziente non è più egosintonico, allora e soltanto allora si chiede se ciò è
dovuto al transfert negativo, primo o secondo del paziente, o a una sua reazione
controtransferale. Se si tratta di questultima, quasi sempre ciò significa che i
suoi desideri mimetici, la sua personalistica volontà di potenza, dove il personalistico
è la degenerazione del personale, stanno aprendosi un varco, penetrando nella
consapevolezza. A questo punto, lanalista è chiamato a un rapido esame del
controtransfert.
Non è, dunque, il caso di ignorare o reprimere il
desiderio mimetico, quanto piuttosto di comprenderlo sempre di più in tutte le sue
variopinte manifestazioni, quali Shakespeare nelle sue opere ha meravigliosamente
mostrato. Il desiderio mimetico, identificabile con il narcisismo che ambisce al
riconoscimento e allammirazione, e quindi sottilmente allappropriazione di un
altro individuo, deve trovare nella consapevolezza il suo alveo e la sua redenzione, nella
consapevolezza che ha sostituito il modello gerarchico dominato dalla coscienza. La
consapevolezza è il risultato di un rapporto conscio-preconscio libero e fluente. È la
sapienza ultramillenaria, che attraverso lanalisi dei sogni, dei lapsus, dei motti
di spirito, opera memorabile di Freud, e attraverso la comprensione della discrepanza tra
ciò che si dice e come lo si dice, tra il contenuto e la forma del linguaggio, tra le
manifestazioni verbali e i gesti, le posture e i comportamenti corporei, opera ugualmente
memorabile di Wilhelm Reich, comincia a penetrare nella coscienza della psicoanalisi
internazionale. Gli è che Freud, malgrado la genialità delle sue scoperte, si manteneva
costantemente nellambito della coscienza razionalista, sotto la tutela del superio e
delleticità. Perciò, non si pose mai veramente e profondamente questa domanda:
comè possibile che io ho dedicato tutta la mia vita, la mia appassionata
esplorazione delle forze sotterranee della mente e non mi sia accorto che ciò che io ho
scoperto veramente non è tanto il mondo caotico dellinconoscibile inconscio, ma è
un continente sommerso espressione di un sapere superiore a quello della coscienza. A
questo sapere, sempre svalorizzato da Freud, io ho dato il nome di preconscio, purché con
questo nome non si intenda soltanto ciò che è stato cosciente una volta, e può
ritornare nella coscienza, ma lo si comprenda come un sapere sotterraneo e profondo che
affiora nella mente, e che alla fine può dichiarare la sua signoria su di essa come
consapevolezza, appunto.
Ritorniamo ora allesempio personale a cui
avevo accennato. La mia reazione controtransferale è avvenuta nel corso di una
psicoterapia, sulla base di una seduta settimanale. Il paziente ha preferito la posizione vis-à-vis.
È una persona di notevole intelligenza e cultura. Oltre alla conoscenza specifica della
fisica e della matematica, comprende molto bene le problematiche filosofiche, e non gli è
estranea la sapienza orientale. Nel mezzo della terapia durata complessivamente circa
quattro mesi con esito soddisfacente, il paziente, dopo avere assimilato e utilizzato
molto bene le interpretazioni concernenti un rapporto di coppia, dove aveva assunto una
posizione masochistica, e avere ripreso nelle sue mani le redini della sua vita
libidico-emotiva, avendo indotto la sua compagna a più miti consigli, inizia
improvvisamente a manifestare il suo desiderio mimetico di riconoscimento, quasi
rovesciando i ruoli di insegnamento-apprendimento, propinandomi lezioni di alta
matematica, anzi di filosofia matematica. In verità, rimango abbastanza confortevolmente
seduto nella mia poltrona: la cosa mi diverte, e partecipo come posso a quella che tende a
trasformarsi in una conversazione, mostrandogli come alcune proposizioni matematiche
possono essere tradotte anche in un linguaggio sapienziale. Raggiunto laccordo su
alcuni assunti convergenti, gli mostro, ed egli accetta immediatamente, che lo scopo per
il quale egli si trovava nel mio studio era il conseguimento di una consapevolezza che gli
permettesse di risolvere in modo autonomo le problematiche della sua vita. Ridendo
sanamente, per aver compreso il paradosso a cui lo conduceva il suo desiderio mimetico di
riconoscimento, il paziente ha ripreso coscienza dello scopo fondamentale della sua
terapia.
Una o due sedute dopo, tuttavia, mi accorsi di una
tendenza, sebbene sfumata, epperò tale da viverla come egodistonica, a manifestare il mio
sapere psicologico, sia pure mediante interpretazioni appropriate, così da volere
apparire agli occhi del paziente nelle vesti di un vecchio saggio. Insomma, a fasi
alterne, si era manifestata la contrapposizione, luno di fronte allaltro, di
due desideri mimetici che, se non vi fosse stata la consapevolezza di entrambi, sarebbe
potuta degenerare in un conflitto mimetico fra doppi. Risolsi il problema con una battuta:
"Abbiamo corso il pericolo che ognuno di noi, sollevandosi sulla punta dei piedi, per
apparire più alto negli occhi dellaltro, usandoli come specchio, poteva scatenare
una crisi conflittuale; credo che lo abbiamo superato". Il paziente che tra le sue
doti ha anche quella di essere una persona emotivamente calda, facile al riso, scoppiò in
una risata. Da quel momento abbiamo utilizzato, melodicamente e costruttivamente,
lultimo mese di analisi. Salutandomi al termine dellultima seduta, il paziente
si è dichiarato grato dei risultati conseguiti, e io lho ringraziato di avermi
permesso di svolgere un buon lavoro con lui.
Ed ecco una situazione dove il desiderio mimetico
domina la scena in modo quasi comico, anche se è stato causa di notevole irritazione per
alcuni dei personaggi implicati nelle manifestazioni di esso. Lepisodio riguarda una
signora anziana, madre di una mia paziente, la quale ultima è una donna decisamente
intelligente che lavora come dirigente industriale, che ha una relazione di coppia
abbastanza soddisfacente con un marito fondamentalmente sano. La madre si è di recente
risposata con una persona per molti versi valida, ma notevolmente esibizionista e
narcisista. In verità, la relazione della madre funziona nella misura in cui entrambi i
coniugi hanno ampi spazi per provvedere alle loro individuali faccende personali e per
rimanere da soli. Vivono pochi giorni insieme e molti ciascuno a casa propria. Un giorno
la paziente mi racconta con un tono leggermente irritato che la madre per telefono, di
punto in bianco, le dice: "Vedi, io e mio marito abbiamo letto un articolo di
Alberoni sullamore e ci siamo accorti che la nostra coppia funziona proprio al
meglio, come dice il professore". Non ancora soddisfatta, il giorno dopo telefona
alla figlia e le dice: "Vedi, tu e tuo marito dovreste seguire il nostro esempio,
prendere noi come modello. Ti mando la copia dellarticolo". La figlia rimane in
silenzio senza scomporsi, ma alle ulteriori pressioni mimetiche della madre finì per
irritarsi alquanto, ed essendo di lingua sciolta rispose: "Se tu e tuo marito avete
tanto bisogno di offrirvi gratuitamente come modello, vuol dire che non siete poi tanto
soddisfatti luno dellaltra". E aggiunse: "Noi siamo sposati da circa
quindici anni e non facciamo esibizionismi; forse voi lo fate perché siete sposati da
poco". Risposta esemplare della figlia, tanto che non si parlò più della cosa. Il
tentativo della madre è stato naturalmente maldestro e grossolano, ma proprio per questo
mette in bella mostra il desiderio mimetico che in questo caso assume, in modo evidente,
il significato di mimesi appropriativa: il desiderio di rovesciare la gerarchia, dove la
figlia gode di una situazione sociale e professionale di decisa superiorità. Se le fosse
riuscito il colpo, lambizione del desiderio mimetico era quella di rimettere la
figlia nella condizione di inferiorità e dipendenza dellinfanzia, nella condizione
di "Lasciar decidere damore gli occhi degli altri", secondo il verso
memorabile di Shakespeare.
Come già dissi a Venezia, in questepoca così
suscettibile verso lesibizione di modelli e teorie personali, è preferibile porre i
problemi in modo preciso e rigoroso, e lasciare a ognuno la libertà mentale di cercare
soluzioni soddisfacenti per essi. Tuttavia, non mi esimerò dal proporre una soluzione,
sia pure succinta e sintetica delle problematiche che ineriscono al tema stesso del
convegno.
È, innanzitutto, essenziale tenere presente la
distinzione tra le differenze sessuali, anatomiche, biologiche e fisiologiche, e quelle
storico-sociologiche e psicologiche delluomo e della donna: da un lato le differenze
sessuali, dallaltro quelle di genere. Sotto limpulso del femminismo e del
postmodernismo, le differenze di genere tendono a diminuire, nella misura in cui le
funzioni socioeconomiche e sociologiche, una volta così differenziate, inclinano verso il
dissolvimento nelluguaglianza. E in questo prodigarsi verso lannullamento
delle differenze di genere, alcuni maschi sono più solerti e solleciti delle stesse
femministe. Ad esempio, uno studioso, considerato un grande sociologo, ammiratore
estasiato di Virginia Wolf, femminista ante litteram, nella sua critica radicale,
intransigente e sistematica a quello che egli definisce il dominio maschile, si spinge
tanto oltre sulla via delluguaglianza, che sembra quasi che egli sorvoli come
irrilevanti sulle differenze degli organi genitali tra luomo e la donna. Più che
con una femminista, lo identificherei con una donna mal riuscita. Tra le femministe
dellultima generazione, tra quelle che hanno posto una notevole distanza, e verso il
proto femminismo di Simone de Beauvoir, e verso lultra femminismo degli anni
recenti, vi è ad esempio Sylviane Agacinski, che giustamente si discosta da chi vorrebbe
luguaglianza sessuale, e rivendica proprio la differenza per basare su di essa la
squisita, appunto, differenziata funzione della donna, lessenzialità di essere
donna: sulla base della naturale differenza dei sessi ella non postula, dunque, la
soppressione della differenza dei generi, ma auspica la differenziazione sociologica e
psicologica nelluguaglianza dei diritti. LAgacinski rivendica soprattutto la
potenza irrinunciabile della maternità. Ciò che ella sembra dimenticare nel suo libro,
per altro tanto interessante quanto intelligente, La politica dei sessi, è quel
passaggio fondamentale che precede la maternità, rappresentato dalla vagina e dal
desiderio dellincontro orgastico con il pene. Ma si può passare sopra a questa
elisione.
Ciò che queste bene intenzionate persone nella loro
affannosa ricerca non riescono a concepire è proprio il modello della persona. Ed è
questo modello che assicura una quasi perfetta composizione dellincompreso
paradosso, cioè della simultanea differenza e uguaglianza dei sessi. Nella misura in cui
la donna e luomo conseguono la maturità libidico-emotiva e mentale e si elevano
alla persona, in questa stessa misura acquisiscono una perdurante, inalienabile
uguaglianza di valori, che comprende anche i diritti e, simultaneamente, raggiungono
quellampiezza di spazio e quella profondità di respiro assicurati
dalluniversale, unitamente a quel rigoglio libidico-emotivo pertinente
allindividuale che garantiscono lincontro melodico tra i sessi. Le differenze
naturali dei sessi, ristabilite nella loro dignità, sono sussunte nel libero gioco delle
distinzioni di genere.
Avendo la persona già risolto le problematiche
conflittuali connesse al desiderio mimetico e alla volontà di potenza, è abbastanza
libera e indipendente dinanzi al desiderio mimetico e alla volontà di potenza di chi
vorrebbe coinvolgerla in un conflitto mimetico. Ad esempio, viene il momento in cui lo
studente di psicoanalisi vuole superare la dipendenza dal suo maestro-analista e affermare
la sua indipendenza e autonomia. La soluzione più usuale è quella di far leva, di
appoggiarsi, per compiere in modo indolore questa operazione, sui diversi autori che la
letteratura psicoanalitica offre, oppure sul pensiero di alcuni docenti
dellIstituto. Questa scelta di solito è vissuta come liberatoria. Ma è una falsa
emancipazione. Il problema di fondo del desiderio mimetico, comè facile
comprendere, non è stato risolto. Se non si ha modo di analizzarlo, o nella propria
analisi, o mediante lautoanalisi, questo individuo, ancora dominato dal desiderio
mimetico, passerà da una dipendenza culturale a unaltra alla ricerca inesausta di
un modello ideale. Questo individuo non è pervenuto, e forse non perverrà mai, alla
consapevolezza che lo scopo dellanalisi personale è proprio quello di diventare
persona, cioè di avere finalmente il modello in se stessi, di essere modello per se
stessi, nella misura in cui lessere persona è appunto sintesi di individualità e
universalità. Come persona egli può apprezzare o criticare, integrare o respingere, i
molteplici punti di vista dei diversi psicoanalisti, e non solo degli psicoanalisti, senza
più dipendere dalla mimesi conflittuale e appropriativa.