Cari amici Argonauti, care colleghe e
colleghi,
si apre oggi il secondo Convegno della Rivista gli
argonauti - psicoanalisi e società.
Nel 1997, sempre in questa sede, venne sviluppato e
discusso il tema de "Lo stile personale nellincontro terapeutico".
Ringrazio Davide Lopez e i redattori de gli argonauti per avermi invitato anche
questa volta ad aprire il Convegno con brevi parole di introduzione e assegnandomi il
ruolo di "discussant" delle relazioni di Lopez e di Zucconi.
Questanno ricorre il ventesimo anno della
Rivista. Il suo primo numero apparve nel 1979, dopo una lunga gestazione dentro il gruppo
di discussione clinico e teorico tra psicoanalisti e allievi che Lopez conduceva con
grande passione. Per questoccasione è stato approntato un ottimo indice analitico
per argomenti dellultimo decennio della Rivista, grazie alla cura di Gabriella
Mariotti. Esso si affianca come un indispensabile strumento per limpiego della
Rivista allindice del primo decennio, che avevo curato io stesso.
Questoccasione di festa è turbata dalla
triste perdita di un importante collaboratore de gli argonauti, Alberto Covi,
membro ordinario della Società psicoanalitica italiana, amico fedele di molti di noi e
supportivo codirettore della Rivista. Covi faceva parte, assieme a Carlo Zucca e a Silvio
Zucconi e a me, del nucleo originario che circa venticinque anni fa cominciò a dibattere
con Lopez molti essenziali aspetti della clinica psicoanalitica. Fu in quella sede che
apprezzammo il senso critico, lequilibrato giudizio clinico e le grandi doti
empatiche di Alberto. La sua morte recente ci ha lasciato sconvolti e addolorati e abbiamo
perciò deciso di dedicare alla sua memoria questo Convegno.
Come presidente della Società psicoanalitica
italiana porto a Davide Lopez e agli organizzatori laffettuoso saluto della Società
psicoanalitica italiana. Lapertura de gli argonauti al dialogo non solo con
gli psicoanalisti, ma anche con psicoterapeuti seri e preparati, ha contribuito a creare,
nel variegato panorama delle pubblicazioni psicoanalitiche e psicoterapeutiche, una voce
originale, stimolante e ricca di interrogativi e di risposte intelligenti e libere.
La nostra Rivista ha anticipato di molti anni la
necessità per la psicoanalisi italiana di avere un luogo di riflessione e di ricerca per
una psicoanalisi capace di dialogare con le istanze più vive che ci provengono dalla
clinica e dalla realtà sociale e culturale in cui lo psicoanalista opera.
Largomento prescelto per lodierno
Convegno riguarda un tema centrale non solo della psicoanalisi, ma dellidentità di
ciascuno. "Femminile, maschile" sono due termini che possono essere prospettati
in molti differenti modi. Sul piano biologico come sul piano anatomico corrisponde a essi
una differenza, forse la matrice di tutte le differenze possibili. Freud disse che
lanatomia è un destino, ma riconobbe anche, e come pochi altri, che il genere
sessuale non coincide ipso facto con lidentità sessuale corrispondente. Lo
psicoanalista ha la possibilità, nel corso della cura, di misurare e di osservare in modo
dettagliato lo scarto che esiste tra sesso anatomico e sesso vissuto e immaginato.
Se il sesso anatomico può non sembrare più un
destino così cogente e sufficientemente forte da affermarsi con prepotenza, siamo
rinviati alle forze dellambiente, alla genesi personale e intersoggettiva, alla
plasmazione esercitata sui corpi e sulle menti da istanze presenti nel mondo sociale e
culturale.
Al mistero biopsicologico della differenza di genere
sessuale, allevidenza della diversità tra maschio e femmina, è il mito che ha
sempre risposto: il mito creazionista della Genesi, per esempio, o quello del Convito
platonico dellandroginia originaria. Anche la psicoanalisi ha prodotto i suoi miti a
questo riguardo, come lammirevole e dimenticato Thalassa di Ferenczi. E
alcuni di essi riprendono intuizioni mitiche dellantichità, in nuova chiave, come
la nozione di bisessualità, alla quale viene affidata, ancora oggi come nel Convito,
sia levidenza della complementarità tra i due sessi, sia la premessa specifica
dellincessante conflitto tra loro.
La nostra esperienza clinica odierna ci propone
costantemente il problema della cura dei disturbi dellidentità personale, mentre i
disturbi dellidentità sessuale tendono oggi a seguire altre strade di risoluzione e
di adattamento. Eppure si tratta pur sempre di un unico gran problema: quello dello
sviluppo delle differenze di genere sessuale e quello del loro decorso psichico fino
allassunzione di una definita identità.
Un nodo importante, sia teorico sia clinico, fonte
di molte difficoltà concettuali, è costituito dalla necessità di pensare e integrare
nella differenza di genere sessuale e personale, due grandi modi della differenza:
lopposizione tra contrari, da un lato, e dallaltro la contrapposizione
dialettica tra opposti.
Lopposizione tra contrari occupa la mente
infantile sin dalla nascita, e riguarda la distinzione tra buono e cattivo, tra bene e
male e, a un certo punto, tra maschile e femminile.
Lopposizione dialettica, nel suo movimento di
tesi, antitesi e sintesi, è implicata con levidenza dellaccoppiamento
generativo tra i sessi.
È compito del linguaggio, dogni lingua,
articolare e contenere nel suo circolo unistanza di totalità che regola le
differenze tra maschile e femminile, le distribuisce fra i nomi e le accorda variamente
nei generi grammaticali.
Noi come terapeuti osserviamo e gestiamo lo scarto
esistente tra i vari livelli con cui si può concepire la differenza tra maschio e
femmina, in innumerevoli giochi linguistici. Ma è evidente che il linguaggio rimanda alle
forme di esistenza, ai bisogni degli uomini, e che non è irrilevante limitarsi a una
visione frammentaria o introdurre un principio ordinatore superiore e orientatore, come
lidea di persona, qualcosa che faccia da stella polare rispetto a una deriva o
pulsionale o immaginaria, che potrebbe accomunare paziente e terapeuta in
unindifferenziazione senza ritorno.
È sullo sfondo generale di questi problemi cruciali
che mi accingo ad ascoltare le relazioni di Lopez e di Zucconi, ma anche i lavori
dellintera giornata.
Vi ringrazio per lattenzione e vi auguro un
buon ascolto, e buona lettura.