Come non di rado avviene, in unanalisi
ci sono momenti e sedute che sono la sintesi e il risultato del lavoro precedente e che,
al tempo stesso, rappresentano la svolta centrale di un percorso terapeutico e di una
vita. Fanno parte di una fase in cui ritorna come possibilità una ripresa, un riprendersi
attuale da uno stato depressivo lungo e costante e un rigenerare se stessi laddove ci si
era dovuti fermare in difese rigide, povere e statiche.
Siamo, la paziente e io, nella ricostruzione storica
del suo mondo interno, nella narrazione comune. Non stiamo cercando di ricostruire, come
in unindagine, come sono andate davvero le cose. La paziente sa con certezza alcuni
fatti, anche se ora accetta qualche obiezione da parte mia sullassoluta veridicità,
perché lei bambina certamente non poteva avere avuto uno sguardo oggettivo sulla realtà
circostante. Stiamo cercando di ricostruire il suo mondo interno comunque si sia formato e
di comprendere levoluzione della sua personalità e ciò che ha ostacolato lo
sviluppo e la libera espressione del suo sé.
Soprattutto, siamo in un medesimo campo energetico,
di potenzialità affettiva ed emotiva e cerchiamo di far sì che produca sviluppo.
Sappiamo quanto sia grande leffetto après coup sulla memoria in funzione
della relazione e dello sviluppo attuale.
Ricordo ancora una discussione di molti anni fa, per
un saggio presentato da Fausto Petrella, e pubblicato su gli argonauti, sul
concetto di anamnesi, dove già allora erano presenti riflessioni sulla memoria e sul
concetto freudiano di archeologia molto importanti per una visione moderna di questa
metafora. Si diceva allora che Freud, con il concetto di archeologia, volesse intendere un
modo di intervenire del medico ben diverso da quello dellanamnesi classica, intesa
ad arrivare a una conoscenza oggettiva, alla diagnosi. Si intendeva piuttosto un lavoro
sulla relazione analitica che adopera i ricordi, la memoria, a partire e in funzione della
comunicazione attuale. E nei casi, come quello della paziente di cui dirò, appare
evidente che il tema della memoria è importante, non tanto nel senso della scoperta di
qualche situazione del passato infantile che chiarisca lo stato delle cose, ma perché lei
possa riprendere con lanalista una modalità relazionale ancora irrigidita su certe
posizioni, cristallizzata in una determinata fissità per scioglierla in una nuova
soluzione. Man mano che rendiamo chiaro ciò che la paziente ha costruito nel mondo
interno con il suo vissuto del passato, lutilità di questa comunicazione e della
sua comprensione che facciamo insieme ci appare evidente. Soprattutto per ciò che
lattualità del suo rapporto con me può portare di diverso e di nuovo, nel suo modo
di sentire se stessa, il suo corpo, la sua identità di genere, la sua femminilità.
Voglio qui sottolineare limportanza di
comprendere insieme la storia di Teresa nel suo vissuto e la conseguente formazione del
suo carattere. È stato utile come sintesi di conoscenza, ma anche come modo di portare me
in quei momenti, per sentire qualcuno accanto, testimone, in questo raccontarsi così
intimo, privato e doloroso.
Da questo atteggiamento clinico, come vedremo, è
nata la possibilità per Teresa di aprirsi, di divenire più intera, di rendersi conto che
il suo stato di anoressia non era naturale, ma che dipendeva dalla sua storia. Per diverso
tempo, prima di questa fase, la terapia aveva materiale per il lavoro clinico, ma si
avvertiva bene che cera dellaltro e che Teresa non sentiva adeguato lo spazio
psichico né un campo di relazione di piena fiducia. Penso che lanamnesi intesa in
senso ampio, come chiarezza di un percorso, abbia significato per lo spessore storico e
quindi personale che comporta. È un conoscere utile per la consapevolezza attuale del sé
e delle particolari sensibilità, debolezze, opportunità che i propri tratti, legati a
quella storia, comportano.
La riflessione comune diventa, altresì, una buona
mediazione per graduare lavvicinamento, e non solo per la paziente. Ritengo inoltre
che non sono pochi i pazienti che soffrono di malesseri riguardanti la dipendenza e il
narcisismo, con i quali sia necessaria questa modalità di lavoro. La ritengo, cioè, ad
esempio per una buona parte di anoressiche, un passaggio necessario del lavoro analitico,
una tecnica adeguata per giungere a quel rapporto in cui sia possibile la ripresa della
fiducia nella relazione con un altro e con la vita emotiva delle relazioni doggetto.
È avvenuto un fatto nuovo, che non può non
attrarre subito la mia attenzione. Teresa ha messo il profumo o, meglio, come saprò dopo,
sempre mette il profumo "affinché nessuno possa mai dirmi qualcosa". Oggi,
tuttavia, è più evidente. "O perlomeno", dico un po scherzando, "o
io o noi siamo in una situazione più sensibile a queste comunicazioni". "Che
tipo di comunicazioni?", domanda in modo neutro. "Nel senso di una donna nei
confronti degli altri e forse nei confronti degli uomini", le rispondo.
Temo di aver detto troppo e una certa automatica
prudenza mi fa pensare se questo sarà causa di un ritiro, ma, dopo un breve silenzio,
riprendiamo il discorso delle ultime sedute e il modo con cui possiamo capirci, scambiare
idee e opinioni, ritorna immediatamente. Cerchiamo di nuovo di ritrovare
unesperienza comune (da cum-munus, un darsi reciproco) per come ognuno di noi
due sa e può. Condividiamo, ma soprattutto comunichiamo. Riflettiamo sul modo in cui lei
vive il suo peso ideale e sul momento in cui ha avuto la necessità di trovare questa
soluzione. Il suo peso è il suo ideale dellio, anzi a dire con più precisione, è
il suo io ideale, poiché è molto duro e inflessibile, preedipico, e, per certi versi,
esigentissimo e onnipotente. La tensione spaventata verso il peso laccompagna come
unossessione dal mattino alla sera. Io sto pensando alle sedute dopo quelle vacanze
in cui era andata con un amico di diversi anni più anziano di lei, accettando addirittura
di stare in tenda. "Ma non cerano problemi poiché anche lui non aveva nessuna
intenzione verso di me come donna. Cera un accordo". Che rispettarono. Eppure
lei stette molto male al ritorno e io la ricordo più smunta del solito e con il viso
triste, cupo. Lei da una parte aveva il terrore che lui si avvicinasse in modo erotico,
ma, daltro canto, sperava che lo facesse per la sua stessa necessità di
riconoscimento come donna. Vedremo più avanti come questo sia il problema fondamentale
della sua grave crisi dalladolescenza in poi nei confronti del padre.
La spiegazione dellio ideale o comunque la
comunicazione in questo senso e, poi, il notare da parte mia il suo bisogno di
riconoscimento sul piano femminile la turbano e la fanno pensare. Ne esce in un modo che
turba me. Piange dolcemente. Sto in silenzio. Lei dice: "Non sono triste". Io
rispondo: "Forse centra anche il fatto che ho notato il profumo". Non
aggiunge nulla, la seduta finisce, ma sulla porta il sorriso è aperto, dolce come quello
di una donna un po commossa.
Nella seduta successiva cè il profumo ancora
evidente, ma non invadente e il discorso lo introduce lei, riprendendo il modo e il clima
della seconda parte dellaltra seduta, come se fosse rimasta là. "Laltra
volta, fuori per la strada, ero in tensione". Me lo dice senza risentimento o
chiusura, come se volesse offrire elementi a lei e a me, nel nostro lavoro di
ricostruzione quasi archeologica che stiamo facendo con attenzione. "In una tensione
che non saprei come definire, ma so che non era vaga", mi dice. "In una tensione
di relazione con un altro perché si parlava di femminile e maschile", rispondo, ma
cè qualcosa daltro. Lei immette nel discorso il passato, il suo ricordo
preciso di una situazione così sofferta che è lì sempre presente in qualche modo, non
svanisce mai, perché ha formato un tratto della sua personalità ancora oggi centrale. È
stata in tensione perché qualcosa di importante era avvenuto. Non solo la sua commozione,
ma anche il riemergere di un tema, di un periodo e di una scena importanti. Racconta con
calma e con chiarezza che in quellepoca, dai sedici ai diciannove anni, pur nella
sua difficoltà e nel suo isolamento tra uno stato di confusione e di paura di ogni
vicinanza con altri, studia, ma non riesce a fare davvero attenzione. Mangia poco, mai con
piacere, ma non vomita. Tramite la sua compagna di banco, lunica persona che
frequenta qualche volta anche fuori dalla scuola, va a una festa di ragazzi. Pur nella
grande paura, riesce a scambiare qualche parola con un ragazzo che si interessa a lei.
Teresa dice che le faceva piacere la normalità della cosa e il fatto che qualcuno
provasse interesse per lei. Da parte sua, non sentiva che paura e stava rigida accanto a
lui nelle passeggiate. Gli incontri erano appunto passeggiate. Lui aveva cercato anche di
baciarla e lei, pur non sentendone il desiderio, lo aveva lasciato fare. Finché lei non
stette male. Durante una di queste passeggiate, forse quando lui le mise un braccio
intorno alle spalle, lei sentì il respiro venire meno fino a una crisi vera e propria di
soffocamento, per cui fu riportata subito a casa, dove, lentamente, si riprese. Racconta
al padre e alla madre allarmati cosa le è successo e la sua grande difficoltà a uscire
con il ragazzo. Pensa che ora non potranno più vedersi, si vergogna di ciò che è
successo, teme che potrebbe stare di nuovo male e non vuole vederlo più. La madre insiste
perché lei cerchi di incontrare di nuovo quel ragazzo; il padre assume unaltra
posizione. Dice che non è il caso di allarmarsi troppo, che sicuramente incontrerà altri
ragazzi. Dopo il periodo della confusione e della paura, del non sapere chi essere e come
essere, da questo episodio nasce una chiusura furibonda. Si sente umiliata e offesa da sua
madre, la quale pensa che Teresa non possa trovare altri ragazzi e si preoccupa che,
rinunciando a quello, possa rimanere di nuovo sola e, come da diverso tempo avveniva,
isolata e rinchiusa. Lei vede la madre come quella che, in modo burocratico e razionale,
dice e propone senza rendersi conto di quanto la colpisca ritenendola incapace di attirare
lattenzione dei ragazzi. È laccusa che riguarda anche il passato infantile
addirittura di lattante. Teresa mi ricorda un sogno di un anno e mezzo fa, uno dei
pochissimi sogni di quellepoca, in cui lei, in un letto di ospedale, viene nutrita
dalla madre col latte attraverso delle intubazioni, come dopo unoperazione. Le dico
che forse si trattava di un modo in cui viveva allora anche il rapporto analitico e
aggiungo che era difficile trovare il modo di mettersi in rapporto con lei poiché bastava
poco, uno sporgermi un po in avanti, che lei subito si ritraeva. Forse
laspetto burocratico che lei poteva attribuirmi era proprio una rigida ripetizione
transferale, ma era anche dovuto alla mia grande prudenza, necessaria nel regolare la
distanza con lei. E poi, come non vedere in quella tristissima immagine del sogno un
cordone nutritivo alimentare senza valore affettivo, un po come lei ora fa con il
cibo che viene regolato come una medicina, senza calore? Parliamo anche di unaltra
mia impressione, quella di una scena edipica in cui la madre viene rappresentata come una
regina dispotica che non vuole riconoscere nessuna capacità ad altre donne, se non a sé.
La rigidità del vissuto di Teresa sembra modificarsi un poco quando insieme riflettiamo
che sua madre poteva essere preoccupata per lei per due motivi. Uno, quello di vederla
così in difficoltà e così chiusa e isolata, laltro quello di avere assistito
allinizio della grave malattia psichica di un proprio fratello che era iniziata con
un progressivo isolarsi e che aveva impressionato tutti in casa. Sua madre, cioè, non era
soltanto la tiranna, insensibile persecutrice, ma una persona reale con i suoi dubbi, le
sue ansie, la sua storia. Questa volta accetta il discorso più personale su sua madre ed
è una grande apertura dorizzonte, verso un superamento della visione onnipotente
buona o cattiva, favorevole o sfavorevole. "Può anche essere che abbia avuto
difficoltà e poi", ammette comprensiva Teresa, "tre figlie, una dietro
laltra". Quasi, stavolta, a cogliere uno spessore storico della madre, come
proveniente da certe relazioni infantili e da una cultura per la quale ogni donna doveva
essere solo madre, ruolo che sua madre stessa ha subìto e proprio per questo ha fatto il
suo dovere "burocraticamente". Questa comprensione storica è importante
soprattutto perché rappresenta una parte di soluzione del conflitto edipico, quella che
va oltre la rigida visione onnipotente, dove la cultura generazionale ha senso e implica
valori e ideali, quella che permette di situarsi in una mappatura storica dove i genitori
sono a loro volta figli, dove non sono più divinità del bene e del male, ma persone che,
anche nei loro difetti o mancanze, hanno un senso e loro cause storico-relazionali.
Appunto la complessità e le generazioni come temi fondamentali della soluzione del
passaggio edipico. Per la prima volta è possibile farne un accenno che viene accolto e
partecipato non solo sul piano intellettuale, dove Teresa, del resto, sa molte cose
perché culturalmente interessata a questi temi.
Se pensiamo al nostro tema, al soggetto, al corpo e,
in questo caso, alla femminilità, vediamo come Teresa riporti il nostro discorso alla sua
adolescenza, laddove, in seguito a una duplice delusione, quella con la madre e poi con il
padre, è stata predisposta la regressione della sua anoressia.
È delusa e profondamente arrabbiata con la madre,
colpevole, secondo il suo vissuto, di non darle la possibilità di un valore personale e
femminile. Da sempre alla paziente è sembrato che la madre labbia considerata come
una piccola persona, fragile e in difficoltà con gli altri, che si deve legare a quello
che fortunatamente è capitato per realizzare il suo destino di persona debole che deve
divenire madre di famiglia. Per questo Teresa ha costruito una struttura di reattività e,
dalladolescenza in poi, ha cercato di fare sempre, per rabbia, il contrario di ciò
che esplicitamente o, dedotto dalla paziente, la madre le proponeva. "Ora posso
vedere le cose da altri punti di vista che ho appreso qui, ma allora, umiliata e offesa,
avevo solo odio e facevo tutto per reazione a lei. Così mi rinchiudevo sempre più".
Teresa sembra formare uninconsapevole
identificazione di odio, riducendosi a mettere distanza da tutto e da tutti, mantenendo la
scuola, ma come lei stessa ricorda: "Non accorgendomi di nulla. Stavo sui libri ore e
ore, ma perché tutto il resto era pericoloso".
Termina così il liceo e arriva il momento cruciale
della decisione sul che fare. Nel frattempo, nella sua storia interna, la delusione
rabbiosa per il mancato riconoscimento della sua validità femminile da parte della madre
si stempera un po nella rinnovata tensione verso il padre, di cui si innamora come
delloggetto ideale. La madre, allora, viene vista come la rivale acerrima, che vuole
predominare sulla figlia, e darle di testa sua un valore "femminile",
destinandola a un regime vincolatorio di legame con un uomo utile a fare figli e famiglia.
Anche per questo la madre viene screditata in modo molto rigido e il passaggio al rapporto
con il padre non ha mediazioni e diventa fortissimo. In altri termini, la svalutazione
della madre in quanto tale non porta a un valore della madre come donna, in quel
cambiamento di visione, da madre a donna, che di solito facilita il superamento della
fissità dellonnipotenza e il tragitto edipico. Lanoressia che sorgerà a
questo punto si potrebbe spiegare come uno strano ritiro causato dalla reazione furibonda
alla madre perché non dà valore e da una grottesca reattività di sconfitta edipica.
Potremmo esprimerla con questa formula: "Se non sono in grado di essere una persona e
una donna adatta allo scambio genitale con un uomo, non posso fare altro che regredire
allarea materna e alla dipendenza, ma allora da qualcosa che dico io, il peso, e che
dipende solo da me".
Una regressione sì, e orgogliosa, non sottomessa
alla madre reale, ma a una propria madre interna, inventata da Teresa: il peso ideale.
Non bisogna, inoltre, neppure trascurare il fatto
della rabbia e della rivendicazione, così forti e necessarie da dover usare se stessa per
mettere in caricatura la dipendenza materna e ciò che le era sembrato sua madre volesse
fare di lei. Ancora un passo nella sua vita e proprio questo accadrà. Cè ancora di
mezzo linnamoramento per il padre, che è ancora più grande non solo per i residui
onnipotenti infantili, ma anche perché è diventato lultima speranza e il possibile
alleato per una grandiosa vendetta. La tensione del desiderio edipico, per la cui
soluzione occorre la rinuncia alla realizzazione e il superamento dellonnipotenza
legata al desiderio e quindi lo spostamento, a questo punto non è solo tale, ma, forse,
ancora più è una funzione fondamentale per il riconoscimento. Per le anoressiche della
nostra epoca, questo è un punto cruciale delladolescenza e, per i loro padri, una
funzione paterna dei nostri tempi complessa, ma importantissima e non di rado decisiva, in
un senso o nellaltro. Il padre attuale ha, cioè, non soltanto il compito di
schermirsi rispetto al desiderio edipico della figlia, senza punire in questo la
femminilità e aiutando così il fondamentale processo di spostamento, ma ha anche la
funzione di valorizzare il narcisismo sano della sua femminilità. Cè il fatto,
gratificante sul piano narcisistico del padre, che la figlia si possa identificare nei
valori maschili di colui che si realizza nel mondo. Ma non è questo il punto, ovviamente.
Il padre deve sapersi identificare con la figlia tanto da capire il vero senso della
domanda di lei. Capire persino che la figlia voglia diventare come lui per amore suo e
persino diventare dello stesso sesso, pur di essere oggetto di attenzione nei suoi bisogni
di riconoscimento di valore personale dapprima e poi di valore femminile.
Per Teresa tutto però è più drammatico per la
presenza dellintensità onnipotente dellarea infantile, ancora troppo
pressante, e per la delusione e la rabbia verso la madre.
Dunque siamo giunti, la paziente e io, a raccontare
e a capire quali sono le richieste che aveva fatto al padre. I contenuti potrebbero essere
utilizzati in senso analitico, ma la trama affettiva vera e sostenibile è data dalla
relazione che stiamo costruendo. La mediazione della comprensione storica degli eventi e
dei vissuti che hanno formato i suoi tratti di personalità è ancora necessaria per
evitare eccitamenti emotivi troppo forti e quindi ritiri e ripiegamenti. Per
linterpretazione transferale cè ancora bisogno di un po di cammino,
durante il quale entrambi ci rinforziamo evitando pericoli di tracolli o fughe. Io, come
si vede, per non attivare le sue paure di una vicinanza eccessiva; la paziente per avere
davvero fiducia.
Il suo amore per il padre era tale che anche sul
piano cosciente lei sapeva di desiderarlo e si rendeva conto dellimpossibilità di
quellamore. Poteva essere disponibile ad affrontare la rinuncia, purché ci fosse il
necessario riconoscimento di una sua capacità personale, come persona dotata di senso e
valore.
Anzi, vorrei sostenere che la passionalità di
questo innamoramento era tale in primo luogo perché non cera stata la mediazione
materna; secondariamente affinché il padre potesse capire chi davvero era capace di vero
amore per lui e infine perché egli potesse accorgersi di lei come donna.
La Benjamin e la Mitchell ritengono, riguardo
allormai famigerata invidia del pene nelle bambine in fase edipica, che
linvidia, se cè, sia dovuta alla sordità del padre nel riconoscere il loro
valore personale e femminile. Io penso, riguardo alladolescenza, che, quanto più il
riconoscimento paterno è stato debole e tarda ancora ad arrivare, tanto più cè
una forte tensione edipica passionale ed erotica.
Il padre, unico portatore dellideale per
Teresa, nella discussione con la madre sembra alla paziente che non rimanga ben fermo,
forte e potente, sulle proprie posizioni nellappoggiare la sua scelta della facoltà
e della città lontana in cui frequentarla. In parte, la paura della madre per il tipo di
facoltà e per la lontananza, diventa anche quella di suo padre: "Forse ha ragione la
mamma ...". E questo diventa terribile per Teresa. Si sente disperatamente crollare
il mondo addosso. E si sente in unindicibile solitudine. Anche per questo vuole
rifare quel percorso con me, per poterlo comprendere ancora una volta, ma in compagnia di
un altro che cerca di capire insieme a lei. La sua forza di prospettiva messa sul padre
crolla e il progetto di sentirsi accettata e valorizzata per costruire così il suo ideale
dellio adulto, tappa fondamentale delladolescenza, non cè più. Non
solo, anche il padre perde del tutto di valore, poiché anchegli sembra diventare
dipendente, sottomesso alla grande madre fallica. Riflettiamo insieme che su di lui Teresa
aveva messo il residuo di una figura maschile autonoma e quindi la possibilità, almeno
per uno dei due della coppia genitoriale, di una relazione di scambio di tipo nobile,
aleatoria, come dicono alcuni colleghi argentini e la Puget, cioè fondata sulle persone,
e, per quanto riguarda il modello di riferimento per laccoppiamento, sullo scambio
genitale del femminile con il maschile, della persona donna con la persona uomo. Quindi il
padre non è più valido per Teresa, né come portatore dellideale dellio, né
come persona, uomo dello scambio, dellaleatorio che supera il vincolatorio. Teresa
va alluniversità in unaltra città, sceglie la facoltà che la madre riteneva
sbagliata per lei, segue i corsi, dà gli esami, si anestetizza anche sul piano della
percezione, poiché non sa neanche bene chi siano i suoi compagni di corso. Non conosce
quindi nessuno se non le sue compagne di appartamento, una in particolare, che ha gli
stessi problemi suoi. Insieme "stanno a dieta". Tutta la vita è chiusa lì.
Quella che un tempo, forse, sarebbe divenuta unisterica, ora diventa
unanoressica. Costruisce, come risultato delle vicende che ho descritto, il peso,
che diventa lideale dispotico e onnipotente da cui dipendere in modo pressoché
totale. Tutto viene messo sotto controllo in funzione di questo ideale onnipotente.
Lumore della giornata dipende totalmente dalla distanza del suo peso da quello
stabilito. Questo valore ideale è così intransigente che nessunaltra esigenza,
bisogno, desiderio possono esserci e tutto si riduce alla "bambina" che deve
essere controllata e guidata, che non ha niente di personale né tantomeno di femminile e
che nellastinenza ripone il suo narcisismo arrabbiato contro ogni oggetto. Se gli
istinti portano alloggetto, bisogna eliminarli.
Crollata la figura materna, crollata quella paterna,
rimane una solitudine di rancore e di autarchica altezzosità infantile. I responsabili di
tutto questo, agli occhi di Teresa, sono i suoi genitori. Essi saranno costretti a
rimanere tra la sudditanza, lo sconcerto e la colpa. Spietata con sé, lo è con quelli
che considera le cause della sua sofferenza. Con questa situazione degli oggetti interni e
del sé, la sessualità viene ovviamente del tutto negata. Teresa si sente femminile ma
nel senso biologico, non come identità di genere, non come soggetto. La relazione tra i
genitori appare nel suo mondo interno come quella composta da una madre che fa tutto
burocraticamente bene senza chiedere niente in cambio e un padre che accoglie questo
sacrificio come un riconoscimento affettivo e di grandiosità a lui dovuto, cioè con la
gratificazione delle parti infantili onnipotenti. Sia come persone sia come uomo e come
donna non cè molto spazio per dei modelli di riferimento. Il tragitto finale
edipico e il percorso delladolescenza si conclude, nellarea della prima
giovinezza, in un totale fallimento. Quando Teresa torna nella sua città, vive questo
grave malessere in compagnia di pochissime amiche molto simili a lei, anche se meno gravi.
Si procura un accerchiamento e si isola. Stabilisce un rapporto con un giovanotto
"perché così dovevo fare", ma non sente nulla. Ubbidisce a un superio sociale
di origine materna, ma reagendovi contro, non partecipando e con il terrore che provare
emozioni, desideri e sentimenti significhi perdersi del tutto di fronte alloggetto.
Meglio rimanere sudditi di un proprio grandioso ideale dellio, eroicamente
sacrificale.
In questa grande sofferenza, tuttavia, maturerà
gradualmente la richiesta di una terapia. Nei primi anni travagliati e difficili
dellanalisi, dove il possibile è stato lincontro al lumicino del vissuto di
sopravvivenza, ogni forma di transfert veniva bloccata per proteggere la mia funzione di
entità portatrice di energia. Quasi un sopravvivere attraverso la vitalità neutra di un
altro, una presenza stabile, in attesa paziente. Se assumevo connotati diversi, entravo in
quel tipo di transfert a base simbiotica che lei aveva vissuto con la madre e con la
sorella in diverse epoche della sua vita. Mi dice: "Ogni volta che pensavo a qualcosa
di vitale per me, immediatamente sorgeva nella mia mente il pensiero di danneggiare mia
madre o mia sorella". Questo pensiero onnipotente dellarea sacrificale materna,
dove si dà nutrendo gli altri senza ricevere nulla in cambio, senza nutrirsi a propria
volta, con lo schema narcisistico e masochistico, è lillusione in cui si trovava
lei come madre sacrificale che dava sostegno essenziale alla madre e alla sorella. Il
sottrarsi a questa posizione la faceva sentire in grave colpa. Questo è stato anche il
motivo per cui, con me, per diverso tempo, nella sostanza emotiva del discorso, è rimasta
silenziosa, fredda, in una sottile forma di transfert negativo. Bloccando una maggiore
vitalità anche nel transfert, si proteggeva, tuttavia, dalla possibilità di sentirsi in
colpa. Così come nel rapporto con se stessa, il mantenere il minimo della sussistenza la
rendeva più sicura, in unarea di terribile tranquillità.
Ora siamo, però, in un altro momento della terapia.
Da quei tempi ci siamo allontanati soprattutto con
il discorso comune che ricostruisce pazientemente e attentamente il suo percorso
interiore. La nostra narrazione della sua storia. Ora siamo giunti al momento del profumo
e a quello della commozione nel sentirsi capita, al risveglio di qualcosa che si era
gelato.
È in questo stesso periodo che Teresa porta in
analisi un sogno importante e articolato. È molto contenta di aver ripreso il contatto
con i sogni, di produrli di nuovo, di mantenerli fino a portarli nel rapporto analitico.
Ha ripreso a sognare e nel sogno ci sono persone vive, intere, che parlano tra loro e si
muovono. Così commenteremo la sua contentezza di aver ripreso a sognare.
Nel sogno lei sta venendo in seduta. Va tutto bene,
come se fosse in macchina, ma è a piedi. Entra nella palazzina accanto alla mia. Si
accorge dellerrore, esce ed entra nel portone giusto. Entra nello studio. Qui,
cè un giovanotto, mio paziente. Io le dico che non ho ancora terminato la seduta,
manca solo di finire un discorso. Cambia la scena e lei è seduta su un divano doppio da
sala dattesa, vicina a lui. Ci sono anche altre persone sullo sfondo, in particolare
tre donne. Sembrano quelle di una scuola di ballo, dove qualche tempo fa, in una fase di
sua ripresa, lei aveva cominciato ad andare, ma che, dopo la delusione del viaggio in
tenda con lamico, aveva lasciato perdere. Teresa associa sulla macchina e sul venire
a piedi. Le sembra che quel tragitto a piedi sia più suo, più personalmente corporeo.
Nel dire così, a me sembra che voglia riferirsi al suo corpo vivo e non a quello di un
tempo, quando percepire sotto i piedi il terreno era il modo per sentirsi esistente. Il
sogno offre quindi unapertura che indica il vissuto del suo corpo, un sentirsi viva
mentre entra in seduta. Le donne che sono nella medesima scena del sogno sono le compagne
del ballo, con cui si sentiva accettabile, anche se spesso le capitava di pensare che lei
era al loro confronto una "non-femmina", "anzi specifica una
femmina non-femmina". Appunto la donna fisiologica che non ha potuto usufruire
dellidentificazione di genere con la madre. Un corpo femminile che sopravviveva,
dicevamo, solo nella sua corporeità biologica e organica, privo di quegli ideali e di
quelle identificazioni che trasformano lanatomia e la fisiologia in persona.
Che le tre donne rappresentino anche la madre e le
sorelle? E quindi le tre donne del sogno hanno un duplice significato, da una parte quello
burocratico dellefficienza delle funzioni, dei legami parentali, della
responsabilità e del dovere (la madre e le sorelle), dallaltra quello del senso di
sé come persona, vitale, autonoma e femminile (le ragazze del ballo).
Tornando a Teresa: gravemente carente il rapporto
primario con la madre; in grande difficoltà nel conflitto edipico infantile; chiusa in se
stessa nella preadolescenza, per non soffrire dellangoscia e della confusione che
viveva in mezzo agli altri; il fallimento del riconoscimento femminile da parte della
madre in adolescenza, la fine della speranza nel riconoscimento di lei come persona e come
femminile da parte del padre: solo lanoressia rimaneva come forma di identità.
Ora riprende un discorso interrotto così
dolorosamente allora. La terapia, quindi, dal transfert negativo generalizzato che
colpisce anche il terapeuta ovviamente, passa a un discorso in comune, alla narrazione e
alla ricostruzione del significato della storia e dei tratti. In questo lungo e proficuo
periodo si ricostruisce la possibilità della fiducia e della ripresa di ciò che era
stato congelato. La commozione nel sentirsi capita e valorizzata come compagna di lavoro
nella ricostruzione storica ha fatto credere alla possibilità della ripresa. La
commozione, il profumo e questo sogno.
Di nuovo si riprendono le funzioni del soggetto e
del soggetto dotato di unidentità di genere, risultato del riconoscimento ricevuto
da altri valorizzati e amati, accolto e fatto proprio fino a che possa diventare ideale
dellio, nuova identificazione. Lanalista, attraverso la ricostruzione storica,
ha capito questo bisogno di riconoscimento e si offre a svolgere questa funzione di padre
ideale. Nel sogno cè tutta la messa in scena che serve. Teresa, un giovane uomo, le
sorelle e forse la madre. Lei che viene a piedi da sola, lei che sbaglia dapprima
edificio, la vecchia via, lei che ritrova la strada e ci crede, lei che si siede in
attesa, il giovane uomo che, finito il discorso con me, siede nel divano vicino a lei.
Nellinterpretazione, le dico che non cè
bisogno di farsi maschio per avere attenzione di riconoscimento di una figura paterna
(simbolicamente rappresentata dalla vicinanza stretta con il giovanotto con cui io parlo
ancora un po, anche se lei è già arrivata puntuale nel suo tempo di seduta).
Lanalista finalmente investito di valore e di amore del transfert positivo può
avere lautorità per Teresa per ricostruire identificazioni amorevoli e modelli. Si
può cominciare a lasciare la tragica caricatura del corpo femminile neutro, insindacabile
sul piano sociale, fondata su un acerrimo "dover essere" pieno di risentimento,
sacrificale e masochista, moglie e madre, ma non donna nello scambio con un uomo. In fondo
si tratta di una riparazione narcisistica di una femminilità frantumata e congelata. La
bisessualità nella sua onnipotenza, come sessualità onnipotente non distinta in generi,
è difficile da superare, ma la richiesta dellideale alla madre, al padre, alla
coppia dei genitori, al gruppo dei pari, alle amiche, ora allanalista, rivela
altresì quanto sia desiderabile raggiungere lintegrazione tra identità corporea
sessuale, riconoscimento dagli oggetti ideali, ruolo sociale e distinzione di genere. Il
valore di sé come persona e il valore del proprio genere rendono ricchi, creativi il
corpo, il bisogno, la sessualità, il desiderio.
La regressione anoressica, come abbiamo visto nel
nostro caso, ma credo anche in molti altri, era la protesta rabbiosa di una personalità e
di una femminilità che si erano dovute congelare. Forse i nostri tempi, con lansia
di cancellare le distinzioni e il loro grande senso, con la premura di eliminare il valore
dellideale, con la paura e il rifiuto dellidentità di genere, del vero
desiderio e della donna e delluomo consapevoli di se stessi, producono malattie del
narcisismo e della dipendenza.
***
In questo saggio ho cercato di mettere in luce un
modo di lavorare con pazienti con gravi problemi di narcisismo e di dipendenza
caratterizzati da alcune fasi tipiche, tanto che si può ipotizzare una tecnica.
Nella lunga fase iniziale dominata da un transfert
negativo profondo e generalizzato, fondato sullautarchia quasi autistica e sul
rifiuto delloggetto, occorre consapevolmente, e sorretti non di rado dal preconscio,
mantenere una linea di confine delicatissima, in cui ogni sporgersi può creare chiusure
ancora più rigide. Talvolta, necessità di fuga per salvare lidentità, per un
paziente paradossalmente e a un tempo dentro robustissime mura e con una pelle psichica
sottile e ipersensibile a ogni vicinanza. È una fase caratterizzata da astinenza
anoressica relazionale, in cui lunico spazio reale di comunicazione è quello del
rifornimento di energia di vita attentamente misurato sulle possibilità di accoglimento
del paziente. Il contenuto della comunicazione può essere quello corretto per
unanalisi, specie con pazienti intelligenti e colti come nel caso che ho descritto.
Nelle fantasie, nei racconti, persino nelle associazioni ci possono essere rappresentanti
simbolici dellanalisi e dellanalista, ma linsight non trova un sé né
un apparato psichico sufficientemente solidi da reggerlo e da assimilarlo. E tuttavia
lintellettualità del discorso è il mezzo di trasporto possibile per lenergia
emotiva. Rimane sempre la sensazione che, oltre a questo tipo di rapporto, cè
qualcosaltro che circola ineffabile nella stanza analitica e che non vuole
mostrarsi. Si avverte che non cè tanto un pericolo di cataclisma, se si affronta
più direttamente o con più decisione qualcosa che riguardi questo modo di essere lì da
parte del paziente, poiché, per certi versi, il cataclisma cè già, è già
avvenuto in altre epoche della sua vita.
A questa fase ne segue unaltra, dove entra in
campo una comunicazione diversa, quella della narrazione degli eventi del passato in
relazione agli stati del sé e ai tratti di carattere a essi collegati. Si costruisce una
sempre più vasta chiarificazione di una mappatura interiore dellorganizzazione
storica del sé e degli oggetti interni. Questa ricostruzione fatta in collaborazione
avvicina ai temi centrali della vita, della sofferenza e della personalità del paziente.
E, ancora più importante, costruisce, con la mediazione adeguata, una vicinanza tra il
paziente e lanalista. A questo, infine, segue un rapporto più confidente e
fiducioso e un andamento dellanalisi più lineare. Così si presenta la situazione
emotiva tra paziente e analista, dove le domande centrali alle persone fondamentali
possono essere rifatte ottenendo ben altre risposte. Il presente redime un passato che
finalmente può cominciare a tramontare.