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Problemi relazionali... quale la giusta risposta?

 
Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> ...E se decidessi di fare una psicoterapia? Indicazioni per l'uso!
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Autore Messaggio
Franz87



Registrato: 08/01/10 18:09
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MessaggioInviato: Ven Gen 08, 2010 7:07 pm    Oggetto: Problemi relazionali... quale la giusta risposta? Rispondi citando

Salve a tutti,

sono un ragazzo di 22 anni, studente universitario.

Sarò breve: il mio problema è la timidezza. Una timidezza che, piu' o meno, mi caratterizza da sempre e che mi ha sempre ostacolato.

Da piccolo ero il classico bambino chiuso, introverso, amante della solitudine, degli animali, studioso e poco incline alle partite di pallone con i coetanei.

Con il tempo mi sono gradualmente aperto e oggi sono una persona globalmente serena, con una discreta vita sociale e una vita che si può definire normale.

Tuttavia, non mi sento soddisfatto. Non ho una grande autostima e questo mi ostacola in molti aspetti della vita, soprattutto laddove bisogna far emergere il proprio potenziale. Gare di abilità, sfide (anche con me stesso) e competizioni non fanno per me... e questo non perchè sia effettivamente incapace, ma perchè spesso penso di esserlo e ho paura di espormi.

Le difficoltà che continuo a "trascinarmi" dietro sono legate alla paura del giudizio altrui.
Con le persone che non conosco bene appaio freddo e distaccato, quando invece sono l'esatto opposto... Ad esempio, se vengo coinvolto in una conversazione collettiva con gente con la quale non ho confidenza, passo il 90% del tempo zitto. Parlo solo se direttamente interpellato e lo faccio con la pacatezza di un monaco certosino.

Cimentarmi in qualsiasi attività, con la quale non ho cinfidenza, davanti a un "pubblico" di osservatori mi mette a disagio, compromettendo spesso l'esito della mia prestazione.

Ma l'aspetto nel quale mi sento più impacciato sono senz'altro i rapporti con l'altro sesso.
Ho avuto una storiella brevissima ai tempo del liceo, resa possibile dal fatto che il coinvolgimento emotivo che avevo nei confronti di quella persona era talmente forte da rendermi impossibile fare quello che fino ad allora avevo sempre fatto in situazioni analoghe: non dichiarare i miei sentimenti.

Comunque sia, dopo di ciò nulla più. Non ho mai avuto rapporti sessuali e questo fatto già mi pesa, ma l'aspetto più frustrante è la totale assenza di una vita sentimentale ed affettiva.

Nella pratica, non riesco a fare quello che tutti i miei coetanei - chi più chi meno - fanno: attaccare bottone, chiedere un appuntamento, dimostrare interesse... tutte cose dalle quali mi sono sempre tenuto alla larga come dalla peste. E tutto ciò perchè mi sento inopportuno, incapace e inadeguato (nonostante le poche amiche che ho mi considerino un ragazzo carino e simpatico).

Veniamo al dunque. Stanco di questa situazione, poco tempo fa ho deciso - finalmente - di chiedere un aiuto esterno.
Oggi ho avuto il 3° colloquio con uno psicoterapeuta della asl della mia città, al quale ho spiegato la mia situazione nel corso delle sedute.

Il dottore mi ha buttato lì la proposta di proseguire con gli incontri, ma all'interno di un contesto "di gruppo". Mi ha detto di pensarci e che ne discuteremo la prossima volta...

Ammetto che questa sua uscita mi ha spiazzato. In giro su internet, cercando informazioni inerenti alla mia problematica, ho letto che in realtà la terapia più efficace per questo genere di cose è la cognitivo-comportamentale.

Ovviamente le mie sono considerazioni da profano, ma non so che pesci pigliare. Confrontarmi con altre persone può giovarmi veramente? O potrebbe rivelarsi solo un modo costruttivo di passare il tempo senza però risolvere concretamente i miei problemi?

Insomma: Tantare questa via o cercare altrove?

Spero possiate darmi il vostro parere.
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°°Orchidea°Selvaggia°°



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MessaggioInviato: Lun Gen 11, 2010 6:54 pm    Oggetto: Rispondi citando

Dicono che parlare dei propri problemi davanti ad altra gente aiuti ad aprirsi e a superare le proprie timidezze.

Dopotutto perchè non provare?
Se il modus-operandi sarà profiquo e costruttivo lo sentirai da subito.
Proverai una sensazione di sollievo e di gratitudine nel parlare di te con gli altri e di sentire anche le vicende altrui che non sono altro che un modo per capire che non sei l'unico al mondo con questi problemi.

Il "sentirsi meno soli" rientra nel contesto di "normalità".

Il procedimento è un pò questo:
"io mi sento solo e timido, ho dei blocchi emotivi che mi impediscono di relazionarmi con l'altro sesso, dunque mi sento diverso dagli altri. Però ora che conosco queste persone che hanno il mio stesso problema non mi sento più un 'diverso' ma un ragazzo come un'altro che però deve lottare per superare certi blocchi e diventrare più fiero di se stesso".

Scritto molto sintetico.
Ma è più o meno così il procedimento psicologico del quale poi ti autoconvincerai nella terapia di gruppo.
Può servire o non servire, dipende dalle sensazioni che percepisci e dal ruolo che avrai nel gruppo.
Ma ti consiglio di provarci prendendola come una terapia di mutuo-aiuto. A volte più efficace della terapia con uno psicologo.
Proprio perchè non ti senti in "soggezione" ma in un ambiente "familiare".

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Franz87



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MessaggioInviato: Mer Gen 13, 2010 1:11 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ciao Orchidea, grazie per il tuo contributo..

Sicuramente ciò che dici è vero ed è quello che ho pensato anche io: il gruppo dovrebbe essere una specie di sostegno morale e di luogo di autoincoraggiamento... il che non è certo un male, potrebbe anzi rivelarsi costruttivo ma - e qui sorgono i miei dubbi - oltre che costruttivo si rivelerà risolutivo?

Pur sapendo che il mio comportamento non rientra nella "norma", infatti, sono ben conscio del fatto che ci sono parecchie persone che hanno questi problemi. Anzi, posso dire che molti miei amici hanno più o meno gli stessi miei blocchi e conosco qualche persona che sta addirittura messa peggio di me (zero spaccato esperienze, manco un bacio)...

Ma essere consapevole di tutto ciò, alla prova dei fatti, non mi è di grande aiuto.. il mio problema rimane. Non sto male (anche se potrei stare meglio), ho una vita serena, tanti amici, non posso lamentarmi di nulla ma... la sessualità e i sentimenti sono un lato troppo importante dell'esistenza per lasciare che tutto continui così come è andato fin'ora!

Sono 4 anni che non tocco letteralmente una donna, non ho una vita sessuale e non ho gratificazione sentimentale: tutto ciò mi fa vivere con "il freno a mano tirato".. Alle volte mi incazzo col mondo intero, poi mi incazzo con me stesso e con le mie debolezze, sono lunatico, passo giornate di sconforto e malinconia, mentre nello studio e nella vita in generale potrei dare molto di più di quello che do'.

Poi sono arcistufo di sentirmi sempre giudicato e mai all'altezza delle situazioni e, se vogliamo, la consapevolezza che siano tutte mie costruzioni mentali mi fa incazzare ancora di più, perchè capisco quanto sono insicuro e nevrotico... se imparassi a pensare meglio e a vedermi un po' meglio vivrei IMMENSAMENTE meglio.

In tutto questo vedo gli anni migliori della mia vita che trascorrono inesorabili... Non vorrei trovarmi a 30-35 anni a rimpiangere una vita che non ho mai vissuto per colpa di stupidi blocchi mentali! Sad
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°°Orchidea°Selvaggia°°



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MessaggioInviato: Gio Gen 14, 2010 12:12 pm    Oggetto: Rispondi citando

I tuoi "blocchi mentali" (come li chiami tu) non sono altro che i tuoi "blocchi affettivi" che ti fanno sentire "sminuito" nel tuo essere uomo.
Ecco perchè ti senti come "diverso".

Il che non significa minimamente che hai problemi a socializzare, anzi, infatti da come mi confermi, nel resto della tua vita non hai problemi oppressivi. Vari amici, buona cultura e capacità varie.


L'unico blocco è l'incapacità di trovare una storia sentimentale soddisfacente sia dal punto di vista affettivo che erotico.

Volevo chiederti una cosa.
Che compagnie frequenti? anche i tuoi amici sono single?
sono timidi e non si fanno avanti con le ragazze?
sono persone introverse?

Perchè secondo me la compagnia incide parecchio.
Se di solito frequenti ragazzi "discotecari" è molto più facile incontrare ragazze. Mi spiego.
Anche se tu, con tutta la tua introversione affettiva, non ti fai avanti con le tipe, se tu avessi comunque amici estroversi che conoscono varie ragazze, avresti comunque dei "ganci" ed in mezzo ad un gruppo di ragazze c'è sicuramente quella introversa come te o estroversa a cui piaci e che ti attacca pezza lei per prima.

Vedi?
ecco perchè deduco che la tua compagnia non sia di questo tipo.

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Franz87



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MessaggioInviato: Gio Gen 14, 2010 2:16 pm    Oggetto: Rispondi citando

Infatti la mia compagnia è costutuita in buona parte da persone molto simili a me: ragazzi tendenzialmente riservati, di sicuro non abbordatori provetti, alcuni di essi definibili propriamente come timidi... tuttavia quasi tutti fra questi hanno avuto comunque più esperienza di me.

Francamente mettermi a frequentare compagnie di "discotecari" non mi attira più di tanto. Molti di essi (non tutti ovviamente) sono soggetti che non mi stimolano affatto: tutti uguali, omologati, che si atteggiano in maniera abbastanza vistosa... insomma sono pietosi, così come la maggioranza delle ragazze che gli ronzano intorno. Non fanno decisamente per me quegli ambienti.

Non sono interessato ad "andare a caccia di figa" o a diventare una specie di latin-lover, non me ne frega un accidente.. vorrei solo avere la libertà di essere me stesso e di piacere o non piacere. Punto.
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°°Orchidea°Selvaggia°°



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MessaggioInviato: Gio Gen 14, 2010 3:44 pm    Oggetto: Rispondi citando

Purtroppo a volte le compagnie non sono quelle che desideriamo, ovvero.
La tua compagnia è ciò che desideri come amici per stare insieme ma non hanno iniziative tali da poter "intercettare" nuovi contatti femminili.

Hai provato a cercare qualche ragazza con il web?
ad iscriverti a qualche network?

Con i criteri di ricerca puoi trovarla delle tue zone. D'altrone per le persone timide affettivamente, internet è il mezzo più semplice ed efficace per conoscere nuove persone ed essere sè stessi.
Parlare come ti pare senza l'imbarazzo del faccia a faccia.

Hai già provato?


Inoltre, dato che fai l'Università... sei sicuro che qualche ragazza non ti abbia già "addocchiato" e magari è timida per farsi avanti?

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Aikiko



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MessaggioInviato: Gio Gen 14, 2010 7:08 pm    Oggetto: Rispondi citando

Ciao Franz, ti consiglio una lettura stimolante:
"l'arte di amare" di Erich Fromm
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Franz87



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MessaggioInviato: Gio Gen 14, 2010 8:05 pm    Oggetto: Rispondi citando

Cara Orchidea,

ti ringrazio per i molti consigli pratici che mi dai, ma il mio - oramai l'ho capito da molto tempo - non è un problema pratico. O meglio: il problema è anche pratico, ma a monte ce n'è uno di natura mentale, cognitiva per usare termini da dottore. Risolto quest'ultimo, per l'altro basterebbe solo l'esperienza.

Frequentare posti che pullulano di donne (come già faccio) e avere amicizie femminili (che ho) non risolve la situazione. Perchè? Perchè metto in atto sempre un'azione di auto-sabotaggio che mi porta a rinunciare a priori alla possibilità di un successo sentimentale.

Per farti capire come sono messo ti racconto un episodio. Qualche tempo fa trovai su facebook il profilo di una bella ragazza e scoprii che frequentava la mia stessa facoltà. Decisi di chiederle l'amicizia e di mandarle un breve messaggio con scritto: "Ho letto che frequenti anche tu la facoltà di xxx, possibile che non ti abbia mai visto? Hai un viso talmente bello che è difficile che non ti abbia mai notato.."

Lei accettò l'amicizia e qualche giorno dopo la vidi in facoltà. Non solo venni assalito da mille paranoie (del tipo "magari in foto sono venuto molto bene e dal vivo la deludo!"), ma quando me la ritrovai a pochi passi e lei - riconoscendomi - mi sorrise in maniera molto eloquente, mi bloccai totalmente e mi allontanai fingendo di non averla riconosciuta, facendola rimanere molto male. Da quel giorno, come è comprensibile che sia, non solo mi ha evitato, ma alle volte ho avuto l'impressione che mi lanciasse qualche sguardo risentito... e come darle torto? Sad

Parlando con tutta franchezza, non è nemmeno l'unico episodio. Spesso, infatti, noto che le ragazze mi guardano e alcune cercano anche di manifestare il loro interesse nei miei confronti con mezzi più o meno espliciti. Ma, come avrai intuito, la mia reazione è sempre la stessa: ci penso un po' sù, magari ricambio qualche sguardo (anche se con imbarazzo) ma lì mi fermo. Quanto più una ragazza è bella e può interessarmi fisicamente, tanto più il mio "evitamento" diventa forte, indipendentemente da che dimostri o meno interesse nei miei confronti.

Non scappo perchè mi reputo brutto esteticamente (come mi ritenevo anni fa), ma perchè ho la sensazione di risultare inopportuno, invadente e soprattutto noioso e poco interessante caratterialmente. Un'altra cosa che mi blocca nel tentativo di approccio è il giudizio di eventuali "spettatori", di come altri maschi o altre ragazze possano valutare il mio tentativo di "abbordaggio", insomma.

Mi rendo conto che sono paure totalmente irrazionali, anzi a scriverle mi viene quasi da ridere perchè sembro veramente un paranoico ma lì per lì, sul momento, la mia razionalità se ne và a puttane e saltano fuori sempre gli stessi fantasmi. Sad

Ho provato tante volte a forzarmi, ma niente da fare. La cosa viene comunque vissuta come un supplizio e non, come dovrebbe essere, come un piacere. Poi figuratevi che impressione posso fare all'esterno se dentro di me sono convinto di queste cose! Potete facilmente rendervi conto di come riesca ad azzerare magistralmente con le mie stesse mani ogni possibilità con l'altro sesso..

Ma mi rendo conto che questo è solo un lato del problema e che, anche nelle faccende di altro tipo, si stagli sullo sfondo lo stesso problema di carenza di autostima e di terribilizzazione del giudizio altrui.

Ad esempio, qualche sera fa sono andato con un amico a giocare a biliardo.. la prima partita vinta senza problemi. Iniziamo la seconda, arrivano dei ragazzi che si mettono a guardarci giocare. A me sale l'agitazione e inizio a fare un sacco di cazzate e naturalmente... perdo la partita!

Ecco, considerate il racconto appena fatto una metafora della mia vita: le mie reali capacità è le mie qualità vengono letteralmente vanificate dai miei stessi atteggiamenti e dai miei stati d'animo così negativi!

Non so se adesso vi è chiaro quanto snervante ed avvilente sia la mia situazione..
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°°Orchidea°Selvaggia°°



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MessaggioInviato: Ven Gen 15, 2010 1:27 pm    Oggetto: Rispondi citando

Caro Franz87

ho vissuto anche io molti anni fa la tua stessa situazione.
Avevo 14 anni ed ero stracotta di un ragazzo che mi piaceva tantissimo, lui ne aveva 17.
Ovviamente lui non lo sapeva poichè ero così timida che manco se lo doveva immaginare che io gli andavo dietro.
Ricordo ancora durante la pausa pranzo ci trovammo in fila in una rosticceria ad aspettare il proprio turno.
Il mio cuore batteva all'impazzata, era di fianco a me e non lo guardavo manco.
Ad un certo punto con la coda dell'occhio notai che mi stava guardando e la mia perplessità mi portò a girarmi verso di lui per vedere se era vero... mi stava guardando proprio.. e mi disse: "ciao! come ti chiami"
stavo per svenire, risposi che non so nemmeno io come ho fatto ma stavo tremando.
Mi prese la mia mano nella sua e me l'accarezzò dicendomi:
"che belle mani che hai..."
tu immaginati il mio profondo imbarazzo e la tachicardia che avevo unito al fatto che proprio LUI mi stava considerando e allo stesso tempo aveva un approccio così diretto!!! Insomma, pensavo davvero che si prendesse gioco di me, mi stava prendendo in giro, lui bellissimo era impossibile che trovasse carina me!
Gli diedi uno schiaffo sulla mano e mi rivoltai senza rivolgergli la parola.
Lui ci rimase malissimo (credo che nessuna lo abbia mai trattato così, era uno dei più belli della scuola).


Tanto per farti capire che capisco benissimo la tua profonda insicurezza, l'incredulità che una ragazza così apparentemente "inarrivabile" possa provare attrazione per te.
Evidentemente non sei così male come credi. Anzi.


Anche io da ragazza giovane mi chiedevo:
"ma le persone che stanno insieme di cosa parlano?"
per poi rendermi conto che si parla di tutto e gli argomenti poi li affronti insieme. Che parli della spesa o che parli di un concetto filosofico, non cambia che siete solo voi due e le vostre opinioni.
Che come a te interessa conoscere lei in ogni sua forma, pure lei vuole conoscere ogni tua idea per sentirti intimamene suo.


Il fatto che non sopporti il giudizio degli altri e di sentirti osservato è normale.
Ti ripeto, pure io ho avuto questi problemi in passato.
La prima volta che ebbi il moroso non volevo che lo sapesse nessuno.
Mi ha dato fastidio dirlo a certe persone con cui avevo confidenza.
Doveva essere una cosa solo mia, segretamente mia personale.
Anche se obiettivamente non c'è niente di male nel farlo sapere.
Odiavo i loro giudizi, non sopportavo i loro commenti, meno sapevano e meglio era.
Di fatti, oltre al fatto che mi ero messa insieme, evitavo sempre di parlare dei fatti miei. Vuoi per scaramanzia, vuoi per mio potente senso del privato, preferivo non riferire fatti personali a chi aveva solo intenzione di pettegolare sulla mia vita privata anzichè condividerne davvero le mie gioie.


A questo punto mi chiedo:
per caso nella tua vita, sei stato a contatto spesso con persone che davanti alle tue felicità non erano felici?
sei cresciuto con intorno persone che non condividevano mai le loro gioie con te? oppure che ogni volta che tu eri felice di qualcosa non venivi mai valorizzato ma spesso sminuito?

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MessaggioInviato: Dom Gen 31, 2010 6:46 pm    Oggetto: Rispondi citando

Franz87 ha scritto:
..
Per farti capire come sono messo ti racconto un episodio. Qualche tempo fa trovai su facebook il profilo di una bella ragazza e scoprii che frequentava la mia stessa facoltà. Decisi di chiederle l'amicizia e di mandarle un breve messaggio con scritto: "Ho letto che frequenti anche tu la facoltà di xxx, possibile che non ti abbia mai visto? Hai un viso talmente bello che è difficile che non ti abbia mai notato.."

Lei accettò l'amicizia e qualche giorno dopo la vidi in facoltà. Non solo venni assalito da mille paranoie (del tipo "magari in foto sono venuto molto bene e dal vivo la deludo!"), ma quando me la ritrovai a pochi passi e lei - riconoscendomi - mi sorrise in maniera molto eloquente, mi bloccai totalmente e mi allontanai fingendo di non averla riconosciuta, facendola rimanere molto male. Da quel giorno, come è comprensibile che sia, non solo mi ha evitato, ma alle volte ho avuto l'impressione che mi lanciasse qualche sguardo risentito... e come darle torto? Sad


Eccome se ti capisco io son come te o dovrei dire sono stato
perchè di anni ne ho più del doppio Smile
nonostante i miei capelli grigi sono ancora vergine pensa un po' tu...
comunque tornando al tuo caso penso che hai paura ad affrontare la cosa ... ma nello stesso tempo ti manca ne senti il desiderio, credo che tu rifiuti l'amore per una sorta di resistenza interna , di più non posso dire perché non sono uno psic...
a me è capitato qualche anno fa' di conoscere una ragazza con cui chattavo sul web era meravigliosa !!! Sono andato io a trovarla (ho fatto questo sforzo eheeh) siamo stati vicino l'uno all'altra , ma sarà la mia fantasia lei si aspettava un bacio da me ... che puntualmente non è arrivato, sono riemerse le mie paure la mia supposta inadeguatezza
_________________
Annie: Oh, sei in analisi.

Alvy: S-sì. Oh… da quindici anni appena.

Annie: Quindici anni?

Alvy: Sì, hm… adesso gli do un altro anno di tempo… e poi vado a Lourdes.
(Woody Allen :Io e Annie)
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Dr.ssa Daniela Benedetto



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MessaggioInviato: Gio Feb 25, 2010 5:42 pm    Oggetto: Re: Problemi relazionali... quale la giusta risposta? Rispondi citando

Franz87 ha scritto:
Salve a tutti,

sono un ragazzo di 22 anni, studente universitario.

Sarò breve: il mio problema è la timidezza. Una timidezza che, piu' o meno, mi caratterizza da sempre e che mi ha sempre ostacolato.

Da piccolo ero il classico bambino chiuso, introverso, amante della solitudine, degli animali, studioso e poco incline alle partite di pallone con i coetanei.

Con il tempo mi sono gradualmente aperto e oggi sono una persona globalmente serena, con una discreta vita sociale e una vita che si può definire normale.

Tuttavia, non mi sento soddisfatto. Non ho una grande autostima e questo mi ostacola in molti aspetti della vita, soprattutto laddove bisogna far emergere il proprio potenziale. Gare di abilità, sfide (anche con me stesso) e competizioni non fanno per me... e questo non perchè sia effettivamente incapace, ma perchè spesso penso di esserlo e ho paura di espormi.

Le difficoltà che continuo a "trascinarmi" dietro sono legate alla paura del giudizio altrui.
Con le persone che non conosco bene appaio freddo e distaccato, quando invece sono l'esatto opposto... Ad esempio, se vengo coinvolto in una conversazione collettiva con gente con la quale non ho confidenza, passo il 90% del tempo zitto. Parlo solo se direttamente interpellato e lo faccio con la pacatezza di un monaco certosino.

Cimentarmi in qualsiasi attività, con la quale non ho cinfidenza, davanti a un "pubblico" di osservatori mi mette a disagio, compromettendo spesso l'esito della mia prestazione.

Ma l'aspetto nel quale mi sento più impacciato sono senz'altro i rapporti con l'altro sesso.
Ho avuto una storiella brevissima ai tempo del liceo, resa possibile dal fatto che il coinvolgimento emotivo che avevo nei confronti di quella persona era talmente forte da rendermi impossibile fare quello che fino ad allora avevo sempre fatto in situazioni analoghe: non dichiarare i miei sentimenti.

Comunque sia, dopo di ciò nulla più. Non ho mai avuto rapporti sessuali e questo fatto già mi pesa, ma l'aspetto più frustrante è la totale assenza di una vita sentimentale ed affettiva.

Nella pratica, non riesco a fare quello che tutti i miei coetanei - chi più chi meno - fanno: attaccare bottone, chiedere un appuntamento, dimostrare interesse... tutte cose dalle quali mi sono sempre tenuto alla larga come dalla peste. E tutto ciò perchè mi sento inopportuno, incapace e inadeguato (nonostante le poche amiche che ho mi considerino un ragazzo carino e simpatico).

Veniamo al dunque. Stanco di questa situazione, poco tempo fa ho deciso - finalmente - di chiedere un aiuto esterno.
Oggi ho avuto il 3° colloquio con uno psicoterapeuta della asl della mia città, al quale ho spiegato la mia situazione nel corso delle sedute.

Il dottore mi ha buttato lì la proposta di proseguire con gli incontri, ma all'interno di un contesto "di gruppo". Mi ha detto di pensarci e che ne discuteremo la prossima volta...

Ammetto che questa sua uscita mi ha spiazzato. In giro su internet, cercando informazioni inerenti alla mia problematica, ho letto che in realtà la terapia più efficace per questo genere di cose è la cognitivo-comportamentale.

Ovviamente le mie sono considerazioni da profano, ma non so che pesci pigliare. Confrontarmi con altre persone può giovarmi veramente? O potrebbe rivelarsi solo un modo costruttivo di passare il tempo senza però risolvere concretamente i miei problemi?

Insomma: Tantare questa via o cercare altrove?

Spero possiate darmi il vostro parere.





Caro Franz, la sua problematica apparentemente frequente, può creare molti disagi. Ha fatto bene a rivolgersi ad uno specialista..
Per quanto riguarda l'approccio psicoterapeutico io credo debba essere di tipo analitico. Meno consigliato invece l'approccio cognitivo comportamentale in quanto il suo problema comincia da lontano e bisogna districare la "matassa" prima di poter attendere risultati ottimali. Il "setting" terapeutico è importantissimo ma deve essere tale da favorire una sufficiente intimità e fiducia da garantirle l'espressione di sè, delle sue dinamiche e delle sue problematiche. Il gruppo può essere molto efficace ma non subito, forse dopo qualche tempo.
Mi tolga una curiosità: il "dottore", maschio, lo ha scelto lei o le è capitato?
un cordiale saluto
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Dott.ssa Daniela Benedetto
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