Parlare di storie e luoghi del gruppo non può prescindere dall’interesse di chi scrive per il lavoro clinico e la ricerca teorica sulla terapia di gruppo. Poiché ritengo l’individuo ed il gruppo punti diversi di un continuum, la mia formazione e ricerca all’interno del pensiero e dell’ esperienza  psicoanalitici sono procedute di pari passo a quelle all’ interno del pensiero e dell’esperienza gruppale, con reciproco arricchimento. Fondamentali anelli di congiunzione fra questi due percorsi personali e professionali sono stati gli scritti di Foulkes all’interno della ricerca gruppoanalitica e di Bion nell’ambito di quella psicoanalitica e gruppale, e tutti gli scritti di quegli psicoanalisti che sono stati definiti i teorici delle relazioni oggettuali”.

Ritengo valga   la pena  ricordare che il libro di Foulkes “Analisi terapeutica di gruppo” uscì nella traduzione italiana da Boringhieri nel 1967, prima dunque sia della traduzione di “Esperienze nei gruppi” di Bion (1971), sia degli scritti dei teorici delle relazioni oggettuali all’interno del pensiero psicoanalitico; questi ultimi cominciarono ad essere tradotti in Italia dall’inizio degli anni ’70. Credo legittimo ipotizzare che l’ incontro con la traduzione del primo libro di Foulkes (in cui l’assunto costante è la natura sociale dell’individuo, considerato come risultante da molteplici interrelazioni) abbia facilitato gli psicoterapeuti italiani ad accogliere le successive traduzioni dei teorici delle relazioni oggettuali. E’ doveroso però aggiungere che non ho cercato verifica a questa ipotesi, che potrebbe essere una generalizzazione o anche una proiezione della mia personale esperienza.
La lettura nel 1970 del primo libro di Foulkes e nel ’71 di quello di Bion e in seguito nel ’73 di “E Zarathustra parlò ancora..” di Lopez, che fra l’altro ebbe come suo docente all’istituto di psicoanalisi di Londra Foulkes medesimo, mi ha fatto avvicinare ai teorici delle relazioni oggettuali con grande interesse e disponibilità mentale e mi ha fatto accogliere con molto piacere e curiosità l’uscita in italiano nel 1976 del secondo libro di Foulkes “La psicoterapia gruppoanalitica”. Diversi lavori di terapeuti di gruppo, pur rivendicando la specificità del lavoro gruppale, sottolineano l’arricchimento che è derivato dalla conoscenza degli scritti di alcuni teorici della relazione di oggetto e della psicologia del Sé. Mi pare inoltre lecito sostenere che l’affermarsi del paradigma relazionale anche all’interno del pensiero psicoanalitico è cronologicamente avvenuto in parallelo con il consolidarsi della terapia di gruppo in Italia e nel mondo. Non credo che questo sia casuale, ma che evidenzi, quantomeno nell’ambito terapeutico,   la consapevolezza della centralità delle relazioni per l’ essere umano e quindi anche l’importanza dei gruppi di appartenenza, da quello della famiglia di origine a quelli che via via si incontrano nel corso dell’esistenza. A questo proposito voglio ricordare come sia stato per me importante, in ambito professionale, formarmi come analista individuale e di gruppo all’interno del gruppo di allievi prima, e colleghi poi, della S.P.I.(Società di Psicoanalisi Italiana) e dell’A.P.G. e degli amici e colleghi che facevano e fanno capo alla rivista, ormai ventennale, de “gli argonauti”. L’A.P.G. (Associazione di Psicoterapia di Gruppo), di cui sono divenuta nel tempo didatta e supervisore, nacque nel 1979 dall’istituzionalizzazione dello storico “gruppo dei gruppisti”, con la presidenza di Vanni. Voglio qui ricordare anche un altro importante mio gruppo di appartenenza, quello della C.O.I.R.A.G. (Confederazione di Organizzazioni Italiane per la Ricerca Analitica sui Gruppi) fondata nel 1981 dalle principali Società Italiane di ricerca, analisi e terapia di gruppo, che è stato ed è luogo di confronto e di scambio fra terapeuti di diversa formazione, così come patrocinatrice di seminari e convegni e stimolo alla partecipazione agli incontri internazionali sulle diverse aree di ricerca con e attraverso il gruppo. Dal 1993 inoltre la C.O.I.R.A.G. ha costituito una “Scuola di Specializzazione in Psicoterapia” in cui sono docente di “Metodologia e tecnica di gruppo” e responsabile dell’ area della psicoterapia individuale e di gruppo, per l’Istituto di Milano Il mio contributo al “Trattato di psicoanalisi” (1988) su “Le variazioni di tecnica nella terapia di gruppo” è dunque indicativo del mio piacere di integrare le mie duplici  identità professionali, quella di psicoanalista individuale e di analista di gruppo. Il titolo di questo libro viceversa vuole evidenziare lo specifico terapeutico gruppale e far comprendere come la storia che si viene costruendo in ogni gruppo possa esserne appunto uno specifico e fondamentale fattore terapeutico, quando il gruppo si costituisca come spazio transizionale e come luogo reale e metaforico di incontro e di scambio e quindi di trasformazione. Il progetto di questo libro in un primo momento era nato dal desiderio di riunire, rivisitandoli e integrandoli, alcuni degli articoli che dal 1977 ad oggi ho scritto sui gruppi, mantenendo ciò che avessi ritenuto ancora valido e modificandone gli aspetti che nel tempo e nello scambio con altri studiosi avessi potuto meglio capire ed approfondire. Viceversa nel corso del lavoro ho aggiunto molte parti nuove stimolata a sviluppare ulteriormente la mia ricerca teorica, che non prescinde mai dalla verifica nella clinica ma anzi in questa si radica, da alcuni spunti e riflessioni presenti nei “vecchi” articoli che mi hanno posto interrogativi e desiderio di confronto nel dialogo con i colleghi, i pazienti e gli allievi  ed anche con  le vicissitudini della vita quotidiana. Il libro è diviso in tre parti e affronta il divenire del piccolo gruppo nella teoria, nella clinica e nella formazione. La parte sulla clinica costituisce la struttura portante ma è stata scritta mantenendo costante la relazione dialettica fra teoria e prassi. Ritengo che il libro offra una modalità di lettura aperta; può essere letto dall’inizio o da qualsiasi argomento si desideri approfondire.