ABSTRACT DELLA RIVISTA
“GLI ARGONAUTI – PSICOANALISI E SOCIETÀ”

N° 157 GIUGNO 2018

 

Davide Lopez*

La resistenza empatica dell’analista

Abstract: L’autore riflette su alcuni aspetti fondamentali della relazione di transfert-controtransfert che si possono manifestare nella fase cruciale di un trattamento, quando cominciano a baluginare le potenzialità trasformative nella vita del paziente: in particolare, quando il paziente stesso comincia ad accorgersi della possibiltà. In questa fase cruciale si acuisce, raggiungendo la massima intensità, la tensione relazionale tra l’arroccamento narcisistico – e il sistema di pensiero, parzialmente o massicciamente, sadomasochistico – del paziente e la prospettiva di sanità e maturazione rappresentata dallo psicoanalista. Nella relazione terapeutica è indispensabile che l’analista resista ai tentativi del paziente di aggrapparsi a, e imporre schemi relazionali ripetitivi – i vecchi giochi dei doppi ruoli – perché sia possibile la trasformazione, perché si realizzino le potenzialità maturative del paziente.

Keywords: Relazione di transfert-controtransfert, Gioco dei doppi ruoli, Resistenza, Neutralità, Tensione relazionale


Theodore J. Jacobs*

Resoconto clinico
 Congresso IPA Buenos Aires, 25 Luglio 2017**

Traduzione di Loretta Zorzi Meneguzzo

Abstract: L’autore riferisce alcuni passaggi molto difficili di un trattamento clinico, proponendo di riflettere su elementi molto complessi della relazione di transfert-controtransfert. In modo particolare, descrive e analizza i rischi e le potenzialità connessi al verificarsi dell’errore terapeutico. Ammettere, o non ammettere, l’errore può risultare efficace per l’esito dell’analisi? Si tratta di una selfdiscloser riparativa, autoindulgente, o collusiva, oppure, è il modo adeguato di accogliere le percezioni realistiche della paziente? Un onesto confronto con i propri sentimenti scatenati dagli agiti della paziente consente all’analista di approfondire la disamina sulle potenzialità terapeutiche, implicite in ciò che appare un errore.

Keywords: Controtransfert, Transfert, Errore terapeutico, Resistenza, Intimità


 

Davide Lopez*

Controtransfert convergente, divergente e personale1

Abstract: L’articolo riflette sul controtransfert come risonanza con il gioco dei doppi ruoli che l’analizzando riattualizza nel qui e ora della seduta; opportunità per l’analista di approfondire la consapevolezza delle proprie attitudini. Considerando le differenti modulazioni della relazione di transfert- controtransfert, esemplificata da tre brevi vignette cliniche, l’autore distingue tre caratteristiche relazionali del manifestarsi delle reazioni di controtransfert – convergente, divergente, personale. Il controtransfert personale è la disposizione a cui tendere, espressione della consapevolezza dell’analista, come modulazione personale implicita nel rapporto conscio-preconscio libero e fluente.

Keywords: Controtransfert, Transfert, Tensione relazionale, consapevolezza, compromesso


 

Alberto Eiguer*

Dal controtransfert all’interpretazione1

Traduzione di Lucia Balello

Abstract: Le interpretazioni che si dimostrano come le più giuste e incisive sono quelle ispirate al controtransfert dell’analista. Hanno il marchio delle sue emozioni? Vengono alla luce nel dolore? Il controtransfert è scosso dai recenti cambiamenti delle coppie e delle famiglie, e allo stesso tempo è rimasto una risorsa essenziale dell’azione terapeutica. Anche la comprensione del controtransfert è cambiata ultimamente con l’integrazione delle idee del gruppo e dell’intersoggettività dei vincoli. Estraneo al gruppo familiare, l’analista è gradualmente immerso in esso. Si risveglia inquieto per l’estraneità che vive, e che gli ricorda l’estraneo in lui, il suo sconosciuto. Se il controtransfert implica una regressione, emerge da essa con l’elaborazione analitica a cui si dedica. Questa sarà la piattaforma delle sue interpretazioni. Inoltre, l’analista è sfidato a esistere cancellandosi; essere allo stesso tempo qualcuno ma in fondo colui che il transfert designa; proporre lo scambio senza saturarlo; essere rassicuranti senza banalizzare le difficoltà; rispondere ai tentativi di raggiungerlo (lui, l’analista) nella realtà enfatizzando la dimensione fantasmatica che essi contengono; rimanere determinati accogliendo opinioni opposte; essere tolleranti sapendo come individuare i limiti. È integrando ciò che prova che l’analista sarà in grado di affrontare i conflitti più difficili e attuali al momento della seduta. Per l’analista, il dilemma non è più quello di essere o non essere, ma di essere un soggetto nei vincoli, di risuonare con gli altri diversi da lui autorizzandosi a cambiare.

Keywords: controtransfert familiare, interpretazione, infusione di fantasie, produzione mitopoietica


Graziano De Giorgio*

Letteratura e Psicoanalisi: due lenti per la scena primaria

Abstract: La letteratura, al pari della mitologia, non è solo un oggetto d’indagine ma una fonte di straordinaria importanza per il sapere psicoanalitico. Nel presente lavoro è la scena primaria ad essere osservata attraverso due lenti, quella della letteratura e quella della psicoanalisi. Una scena primaria che nell’après coup acquista nuovi significati all’interno di una terapia analitica di gruppo. La scena si configura come l’enigma per eccellenza, inibitore o stimolo della conoscenza e dell’impulso epistemofilico. Nella teoria della letteratura esiste una distinzione, secondo alcuni autori, tra due elementi costitutivi del racconto, la fabula e l’intreccio. La fabula è l’insieme degli avvenimenti nei loro reciproci rapporti interni; la distribuzione, la strutturazione letteraria degli avvenimenti nell’opera, si chiama intreccio. Partendo dall’esame del materiale clinico emerso all’interno di una seduta, si esamina la possibilità di considerare la scena primaria come fabula che si svolge ogni volta secondo modalità di intreccio diverse.

Keywords: letteratura, fabula, intreccio, scena primaria

 

Literature and Psychoanalysis: two lenses upon the primary scene

Literature, as well as mythology, is not only an object of inquiry, but also a fundamental source of knowledge for psychoanalysis. In this paper, I will observe the primary scene through two different lenses, that of literature and that of psychoanalysis. In the context of an analytic group therapy, a primary scene acquires new meanings in the après coup. The primary scene is thus a fundamental riddle that inhibits or stimulates our search for knowledge and our epistemophilic impulse. In the literary theory debate, some authors draw a distinction between two constitutive elements of a story, the fabula and the syuzhet. The former is the series of events in their reciprocal and internal relations, whereas the latter is the literary structure or distribution of events in the story. On the basis of the assessment of some clinical material, I will consider whether the primary scene could be conceived as a fabula that expands itself each time according to the different ways of the syuzhet.

Keywords: literature, fabula, primary scene, syuzhet.


Attilia Lanteri*

Stranger Things (Eventi stranissimi).
Dal delirio al sotto-sopra: il linguaggio per immagini tra vecchi funzionamenti e nuove metafore

Abstract: L’autore, partendo dalla clinica del suo lavoro come terapeuta di adulti e bambini, si interroga sulle immagini interne evocate nell’ascolto analitico come veicolo dei contenuti del paziente e del suo intersecarsi con il materiale immaginativo del terapeuta stesso. Attraverso il parallelo tra un caso clinico con una paziente anoressica ed i contenuti simbolici di una serie televisiva, l’autore cerca di descrivere l’evoluzione del percorso tra immagini e parole con la ricerca di nuove strategie interpretative e comunicative.

Keywords: Io-Pelle, preconscio, funzionamento per immagini, mappe dei pensieri, anoressia

 

Stranger Things – From delirium to the upside-down…language through images, between old workings and new metaphors

The author, starting from her clinical work as adult and child therapist, analyses the inner images evoked in the therapeutic listening as carriers for the patient’s mental contents and her intersecting with the imaginative material of the therapist herself. Through the parallel of a clinical case of an anorexic patient and the symbolic content of a TV series, the author tries to describe the evolution of the journey through images and words by searching for new interpretative and communicative strategies.

Keywords: I-skin, preconscious, working through images, thoughts-maps, anorexia.

 


 

Giorgio Meneguz*

Trappole del controtransfert

Abstract: Sollecitato dalla rilettura di vecchi appunti, l’autore riflette sul ruolo del proprio controtransfert in merito al fallimento di una psicoterapia condotta diversi decenni orsono con una giovane paziente.

Keywords: controtransfert; onorario; fallimento terapeutico; borderline; autolesionista

 

Countertransference traps

Motivated by the rereading of old notes, the author reflects on the role of his countertransference regarding the failure of a psychotherapy conducted several decades ago with a young patient.

Keywords: Countertransference; Fee; Therapeutic failure; Borderline; Self Injurer


 

Alessandro Mazzocchi*

Fuga dal Claustrum. Intrusività e crimine*

Abstract: In questo articolo si pone l’accento sull’importanza dell’identificazione proiettiva nell’intrusione del soggetto nell’oggetto esterno (detto Container o Target). Quest’ultimo, secondo Meltzer, viene trasformato, dalle proiezioni delle angosce psicotiche e degli oggetti tossici evacuati, in un ricettacolo claustrofobico, anatomico e mentale, il Claustrum. In tale recesso anelastico ed angusto, parti del Sé rimangono incarcerate, adese agli oggetti espulsi, e per il soggetto non vi è possibilità di fuga e/o di speranza di reintegrare le parti scisse. Partendo dalle geniali intuizioni di Meltzer, si ripropone, in ambito criminogenetico, l’idea che alla base dei crimini più violenti (omicidi anche multipli, stupri, mutilazioni) si possa cogliere il disperato tentativo di evadere dal Claustrum, distruggendolo come fosse una prigione infernale – una Giudecca gelida e dannata ab aeterno – da cui evadere a qualsiasi costo e con qualunque mezzo per cercare di sopravvivere come identità e come individualità, seppur confuse e frammentate. Si espone, infine, un caso clinico di lesioni personali gravissime a parziale corroborazione di quanto congetturato.

Keywords: offender, identificazione proiettiva, claustrum, psicoanalisi, criminogenetica

 

Escape from the Claustrum

This article emphasises the importance of projective identification in the intrusion of the subject in the external object (called Container or Target). The latter, according to Meltzer, is transformed, from projections of psychotic anxieties and rejected toxic objects, into a claustrophobic, anatomical and mental receptacle, the Claustrum. In such an inelastic and narrow recess, parts of the Self remain incarcerated, attached to other expelled objects, and for the subject there is no possibility of escaping and/or hope of reinstating the split parts. Starting from Meltzer’s brilliant insights, within a criminogenetic context, we reintroduce the idea that even within the most violent crimes (mass murders, rapes, mutilations), we can grasp the desperate attempt to escape from the Claustrum, to destroy it like an infernal prison – a frozen and eternally damned Giudecca – from which to escape at any cost and by any means to try to survive as an identity and as an albeit confused and fragmented individuality. Finally, we present a clinical case of very serious personal injuries which partially confirms our hypothesis.

Keywords: Offender, Projective identification, Calaustrum, Psychoanalysis, criminogenetic.


Cristina Marogna* Filippo Giacomuzzi**

Il Sogno come riflesso della realtà intrapsichica: una rassegna

Abstract: Il sogno ha sempre destato un vivo interesse a livello interdisciplinare: in ambito psicoanalitico, Freud (1900) lo definì “l’appagamento mascherato di un desiderio inconscio” e dunque via regia per la conoscenza dell’inconscio. Considerando la prospettiva neurofisiologica, per oltre un ventennio ha dominato l’idea che il sogno corrispondesse alla fase REM del sonno, come teorizzato dal modello di Hobson e McCarley (1977). Indipendentemente dall’orientamento teorico preso in esame, il sogno è ritenuto un importante strumento in ambito clinico e viene utilizzato come contributo per la diagnosi e per la comprensione del paziente. È possibile quindi ipotizzare che la dimensione onirica rifletta il funzionamento psichico di soggetti con simili quadri psicopatologici. Per tale motivo risulta importante esplorare la letteratura che indaga il sogno in relazione al livello di funzionamento nevrotico-borderline-psicotico.

Keywords: sogno, livello di funzionamento, nevrosi, borderline, psicosi

 

The dream as a reflection of the intrapsychic reality: a review

The dream has always aroused a great interest in different fields: in psychoanalysis, Freud (1900) defined it as “the disguised satisfaction of an unconscious desire”, and its interpretation can lead to the comprehension of the Subconscious. In neurophysiology, Hobson and McCarley (1977) established that it occurs during the REM phase of sleep. Beyond any theoretical approach, it is also considered as an important tool into the clinic field, which can be used for the diagnosis and for understanding patients. It is possible to suppose that the oniric aspect reflects the psychic functioning of persons with similar pathological profiles. For this reason, it was decided to focus on the side of the literature which investigates these similarities, while considering the relationship between dream and mental functioning (neurotic-borderline-psychotic).

Keywords: dream, level of functioning, neurosis, borderline, psychosis


Letizia Dal Santo* Claudio Riva** Irene Bighelli***

Evidence Based Psychoanalysis: paradosso epistemologico o integrazione possibile?

Abstract: Il presente lavoro si pone come obiettivo generale quello di riflettere sulla controversa natura epistemologica della psicoanalisi. Il tema, poco presente nella letteratura contemporanea, risulterebbe, in realtà, fonte di fertili riflessioni sullo statuto attuale della disciplina e sulle sue possibili linee di sviluppo. Particolare rilievo verrà posto sugli atteggiamenti della maggior parte della comunità psicoanalitica che, ad oggi, pare poco propensa a problematizzare l’efficacia dei propri strumenti concettuali ed operativi. Attraverso l’analisi di alcuni eminenti esempi di integrazione tra approccio psicoanalitico e paradigma scientifico basato sulle evidenze, si cercherà di dimostrare che l’apertura alla riflessione epistemologica contemporanea può risultare per la psicoanalisi un’occasione da non lasciar andare.

Keywords: epistemologia, paradigma scientifico basato sulle evidenze, evidenze scientifiche, studi sull’efficacia terapeutica

 

Evidence-based psychoanalysis: epistemological paradox or possible integration?

This work’s general aim consists in investigating the ambiguous epistemological frame of psychoanalysis. Most of the recent literature seems not to consider this topic enough, despite its importance. A significant role is played by the psychoanalytical community, which seems not willing to reflect about its conceptual and clinical tools. The authors argue that a dialogue between psychoanalysis and other disciplines is possible and advisable. Moreover, some examples of the integration between the psychoanalytical approach and the evidence-based medicine paradigm will be taken into account. This suggests that reconsidering the new epistemological approaches, rather than being a limitation, could foster the growth of this discipline.

Keywords: Epistemological frame, evidence-based psychoanalysis, RCT, Psychotherapy’s efficacy.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail