Introduzione al numero 152 de Gli Argonauti.

Vicenza, 23 Febbraio 2017

 

Caro lettore,
ci sono stati dei cambiamenti nell’assetto organizzativo-redazionale.

Sarà inalterato – e anche rinnovato – l’impegno del Comitato di Direzione, Redazione e Consulenza, a proporre contenuti di qualità, capaci di sollecitare riflessioni, connessioni e dibattiti. A questo proposito, faremo in modo di aprire spazi di dialogo tra il sito (www.argonauti.it) e i due periodici. Nello speciale forum dedicato, verranno pubblicate selezionate riflessioni dei lettori   riguardanti gli articoli pubblicati su Gli Argonauti e su Quaderni de Gli Argonauti.

Emblematicamente, abbiamo scelto di aprire il primo numero dell’anno – e del nuovo assetto – con l’intenso articolo di Theodore J. Jacobs, “Sulla Speranza nell’Analisi e per l’Analisi”. In un frangente così cruciale – come in molte occasioni aveva fatto – Davide Lopez avrebbe ceduto, generosamente, il passo all’amico e collega. E’ un inizio nel segno della relazione e della continuità dinamica, come implicitamente è inscritta nella temporalità della speranza, e come è stata costantemente presente nel pensiero appassionato di Lopez, nel suo amore per l’ininterrotto dialogare con l’inatteso che si manifesta nell’incontro con l’altro – persona, scuola, teoria, disciplina, linguaggio, cultura e arte. Ringraziamo coloro che, nei decenni della vita della rivista hanno compreso, fatto loro e promosso, questo vitale impegno.
L’accostamento delle riflessioni di Jacobs all’articolo di Lopez vuole dare rilevanza alla fecondità del pensiero psicoanalitico, quando non si affretti ad aggrapparsi a una conoscenza definitiva, conseguita una volta per tutte, come bisogno di accaparrarsi il successo in una sterile comparazione mediatico-muscolare con altri approcci e discipline. Invece, l’accostarsi curioso ai riverberi che, in ciascuno, svelano aperture alla continua domanda di senso, nel procedere asintotico, ininterrottamente arricchisce e rende creativa la complessità. Idealmente, nonostante la distanza temporale, i due saggi dialogano, proprio affacciati sulla speranza. Jacobs, coraggiosamente affronta i molteplici aspetti – e le paradossali potenzialità – di una crisi. Le vignette cliniche sono, come nel suo inconfondibile stile, vive, suggestive. Esse fanno toccare con mano quanto nella nostra attività clinica rischiamo di trascurare, e quanto siano imperscrutabili le prospettive e le speranze del nostro meraviglioso lavoro. E’ feconda l’attenzione a quanto noi viviamo e sveliamo a noi stessi, nelle messe in atto (enactments), veri e propri squarci in cui la relazione illumina il colore e la qualità di quanto sta avvenendo tra (between) i due protagonisti del lavoro analitico. In queste sue speciali sensibilità e attenzione, Jacobs mostra la prospettiva e la speranza per la psicoanalisi, la possibilità di superare le rigidità che, nel passato non molto lontano, hanno isterilito la fonte del dialogo, della ricerca e della trasformazione.

Nel rinnovare l’incontro con uno storico articolo di Davide Lopez, intendiamo ringraziare chi nella precedente direzione/redazione aveva aperto questa finestra, per ogni primo numero dell’anno, da quando il fondatore della rivista è mancato. Nel saggio “Il sé, il conflitto edipico e la persona (1982)”, affascina la vitalità di un pensiero che non si lascia relegare in un passato sostanzializzato, ammutolito, spento e inefficace. Coloro che sono tesi all’ascolto del nuovo che viene sapranno cogliere la continua novità, non soltanto delle concezioni di Lopez ma, soprattutto, la continua novità dei propri stessi conflitti. Vi è in questo saggio un appassionato richiamo a non trascurare i tanti modi nei quali, come clinici, e soprattutto come persone, siamo di fronte alla responsabilità di dipanare e accogliere le molteplici sfumature nelle quali – spesso paradossalmente – la speranza ci si offre. La coazione a ripetere – compresa anche secondo il vertice di osservazione lopeziano sul conflitto edipico, che periodicamente si ripresenta – è un denso e imperscrutabile nucleo: disperante se la si guardi da un punto di vista che, difensivamente, deve oggettivare. Nella concezione di Lopez, essa è accolta e considerata come manifestazione di una, spesso ignorata, speranza di incontrare, anche attraverso il disagio e il dolore, la via delle promesse depositate nella nostra intimità: la promessa che noi possiamo essere – e mantenere.
In queste scarne note sui due scritti di apertura, abbiamo voluto racchiudere e proporre una prospettiva verso cui desideriamo continuare l’appassionato viaggio di ricerca che la psicoanalisi può essere quando dialoga e interagisce con l’alterità che incontra. L’attenzione all’incontro e al dialogo è un filo rosso che unisce tutti gli articoli del fascicolo.

Con “I volti della speranza” Eugenio Borgna ci regala le sensibili sfumature della sua disposizione al dialogo che guarda alle definizioni e alle divisioni teoriche come occasioni di un arricchimento verso la ricomposizione, in un’unità dinamica, della visione dell’uomo. La sua riflessione scopre nelle vite delle pazienti infinite profondità evocatrici delle affascinanti sfumature della poesia e della letteratura.

Il saggio di Marcello Ghilardi è, in sé, un concentrato di dialogo, tra le culture e tra i linguaggi; in esso, la riflessione filosofica esplora e approfondisce le significative connessioni tra parole e modo di pensare ed essere: luoghi delle infinite occasioni, in cui pratica e teoria si aprono al vivere relazionale dinamico.

Carmen Acedo Manteola, avvicinando e facendo dialogare le concezioni di Ferenczi e di Winnicott, mostra il continuo disvelamento creativo, attraverso percorsi e rimandi circolari, di un cammino che procede in modo non lineare, oltre le distanze temporali. Fa riaffiorare elaborazioni che non si lasciano rinchiudere in rigidi spazi storico-teorici.

L’articolo – “Variazioni sulla dipendenza. Quali dialoghi?” – di Loretta Zorzi Meneguzzo sollecita un nuovo, responsabile, slancio di fronte ai rischi del venir meno della possibilità di dialogo, inevitabile quando si esacerbi e si irrigidisca la scissione soggetto-oggetto. Svela sfumature delle collusioni che possono interrompere e chiudere le vie della creatività e della speranza.

La spigolatura di Lucia Balello e Raffaele Fischetti, nella profonda riflessione su Simbiosi e ambiguità di Bleger, esplora un ricco corpus teorico, in cui nuove parole-significazioni mostrano nuove potenzialità interpretative e possibilità terapeutiche: nuove frontiere nella teoria e nella clinica psicoanalitica.
La ridondanza della parola dialogo in questa comunicazione al lettore vuole essere, prima di tutto, riconoscimento e richiamo all’importante funzione dialogica nel lettore stesso; riconosce il suo essere protagonista di significazioni, implicite ed esplicite, del testo cui si avvicina. E’ nelle sue intime conversazioni che, preconsciamente, persino la giustapposizione in un indice, apparentemente insignificante, diviene il contrappunto dove la molteplicità intra e intersoggettiva può sorprendersi di sé, creare e incontrare la sua stessa novità.

 

Anche per questo, rinnoviamo l’invito all’ascolto attento di quanto gli scritti pubblicati muovono, dentro ciascuno, e a considerare la possibilità di esporre le proprie riflessioni nello spazio dedicato, nel sito, per continuare insieme l’appassionato viaggio di ricerca; perché nostalgia e speranza, memoria e attesa (Borgna), siano i luoghi della creatività della tensione relazionale (Lopez).

 

Il Comitato di Direzione, Redazione, Consulenza.