La verità è scoperta dall’inganno,
dall’illusione che vince morte.
La verità profonda appare prima come inganno,
giacché la vita ricrea sé stessa
sopra qualsivoglia verità acquisita.
Dal più grande fra tutti gli inganni
sorge quella potenza che genera
     la persona e la sua verità                                                                                                                                                                                                      DAVIDE LOPEZ

La forma di questo libro si distacca dai precedenti di Davide Lopez. Si svolge attraverso una catena di oltre cinquecento massime quasi tutte brevi o brevissime, alcune scandite in poche parole, che hanno la potente lucentezza del fulmine che per un attimo illumina il mistero della notte.
    La scelta aforistica non è casuale. In quanto è strutturalmente l’espressione scorciata, addensata e limpida di precedenti meditazioni e ricerche, essa riassume suggestivamente e sinteticamente i pensieri elaborati in modo discorsivo intorno alla “psicoanalisi della persona”, che pur nell’alveo del freudismo si distingue notevolmente dalla tradizione del fondatore.
    Se pensiamo al primo esemplare storico di esposizione per massime, il libro di Ippocrate che col titolo di Aforismi rappresentò per secoli il testo canonico del sapere medico degli antichi, esso non fu che il riassunto agile, anche manualistico, dell’immenso lavoro cognitivo del sanitario greco. Da allora sempre il genere aforistico in cui si sono cimentati tanti filosofi, pensatori, saggisti, letterati, diversamente dall'”assioma” che sta a fondamento di un’ipotesi di ricerca, fiorisce al termine dei sistemi di pensiero: ne è, per così dire, il corto circuito.
    Perché questo accada, e accade piuttosto di rado, occorre una particolare disposizione mentale dell’autore, uno speciale scatto di testa che ritroviamo in diversi ingegni, tra i quali spiccano i nomi di Montecuccoli, Schopenhauer, Nietzsche, Vauvenargues, La Rochefoucault, La Bruyère, giù giù fino a Wilde e a Kraus. Bisogna dire che a Davide Lopez il condensare per massime è evidentemente congeniale. Sta a suo agio più nel frammento conciso, dove scintilla una formidabile concentrazione del senso, che nel trattamento organico, sistematico, anche perché, forse discendente da qualche lontana Pizia meridionale, sopravvive in lui il gusto e l’acume del detto oracolare.
    Proprio per l’estrema concisione in cui l’orizzonte culturale e professionale appare in questo volume, il prefatore si sente disarmato. Qualunque cosa dica, rischia di dirla in modo più prolisso e sfocato del rosario che si dipana nelle pagine del Mondo della persona e che ricapitola in modo nuovo e creativo i nodi, i temi, i paradossi che contrassegnano il pensiero dell’autore, il suo lavoro clinico-teorico, la sua tensione relazionale con il panorama della psicoanalisi attuale. Che cosa si può aggiungere, togliere, chiosare a proposito di aforismi in cui il pensiero è un lampo, e di cui trascrivo un breve campionario per far capire al lettore l’aria che vi si respira?
    L’ideologia pacifista pretende indiscriminatamente che gli altri diventino inermi sì da poterli fare fuori. Il narcisista è un pallone strozzato dall’anello dell’impotenza: si gonfia troppo da un lato (la testa), col pericolo di scoppiare, e si rattrappisce dall’altro (il pene). Il disprezzo verso coloro che amano misura esattamente il grado di inferiorità degli individui. Perdere con l’analista significa vincere. Ciò che si teme di più o si disprezza negli altri è una propria tendenza caratteriale negata e ripudiata. Malgrado la nobilitazione compensatoria, ogni profonda rinuncia è rancore contro la vita. Vi sono molte donne che hanno grande inibizione a parlare di sessualità, molto meno a praticarla. L’inferiorità diventa reale quando non la si vuole accettare; la si supera nel momento in cui la si accetta.
    Visitando il foltissimo giardino di questi detti, l’impressione di andamento a bâton rompu che facilmente si può ricevere è tuttavia solo apparente. Le sparse e disparate sentenze sono infiorescenze che di sotto al fogliame intricato si riconducono a quella sotterranea e profonda radice che è la filosofia analitica dell’autore. Ciò che distingue questa filosofia nel quadro smarrito, disanimato, per non dire crollante, della cultura odierna è il suo timbro forte, propulsivo, risanatore. La capacità di Lopez di far vedere fin dentro alle viscere le insidie della corruzione e mistificazione, della falsità spacciata per verità “scientifica”, è veramente straordinaria. Vi si respira l’aria fresca dell’antipocrisia, che non risparmia le sue frecciate critiche anche alla cittadella della psicoanalisi. Il suo impegno quasi voluttuoso a “pensare col martello”, come faceva l’ammiratissimo Nietzsche, non è che la pars destruens del suo fondamentale ottimismo, che lo fa apparire oggi come il profeta più convincente della volontà di costruire un mondo nuovo di persone in cui gli uomini liberati dai lacci pregenitali riescano a realizzare le loro potenzialità intellettive e affettive al livello più alto.
    Se il libro fa intravedere le grandi arcate di una Weltanschauung edificante, in esso non vi è nulla di predicatorio, di serioso, di scolastico. Sbrigliando la sprezzatura del suo humour graffiante, Lopez ha sparso a piene mani petardi e castagnole piene di una miscela pirica in cui la saggezza si mescola all’irriverenza e alla vena paradossale.
Non so se questo è il più profondo dei volumi dell’analista della persona: una cosa è certa, è il più accessibile e il più divertente.

                                                                                                                                                                                                                     Alfredo Todisco