Al termine del manoscritto Lopez esclamò: “È il libro più difficile e complesso che abbia scritto! Da solo, non avrei neppure sognato di scriverlo! Non ho la minima voglia o intenzione di iniziarne un altro così!”. In verità, il libro ci ha impegnati intensamente per due anni. Non ci ha logorati, perché abbiamo vissuto momenti di piacevole tensione creativa, utilizzando week-end e vacanze. Così, sempre guidati dal principio che indica di tenere insieme tensione e rilassamento, non possiamo dire di esserci affannati. Scrivere un libro sui sogni che apportasse alcuni ulteriori e significativi contributi oltre L’interpretazione dei sogni di Freud, che rappresenta certamente una pietra angolare nel corpus freudiano, e oltre pure l’immensa letteratura post-freudiana sui sogni, è stata veramente un’impresa. Lo spunto a iniziare questo libro ci è venuto dall’ampia rilettura di Freud che da qualche tempo stiamo conducendo insieme. Già è apparso l’articolo – Rileggendo Freud: Uno strano caso di paranoia -, su “Gli Argonauti” (n. 74). Dal canto suo, Lopez ha pubblicato alcuni lavori critici sulle posizioni freudiane dell’epoca dell’anzianità, dominate dall’istinto di morte, che ha pervaso sempre più negli anni la mente e la ricerca del maestro.
    E’ di importanza fondamentale chiarire subito che ci siamo lasciati guidare dal nuovo paradigma, espresso nella sua forma più essenziale con una formula estremamente sintetica: et, et, che si distingue dal paradigma dominante, non solo la mente di Freud, ma anche quella di buona parte della psicoanalisi e della cultura in generale, identificabile con l’aut, aut. Siamo consapevoli delle obiezioni potenziali di alcuni psicoanalisti, i quali, ingenuamente e semplicisticamente, credono di identificare questo nuovo paradigma con l’eclettismo. Quest’ultimo affastella insieme, disorganicamente e acriticamente, senza rigore, punti di vista disparati, non meditati, spesso antitetici che conducono a ulteriori contraddizioni e aporie. Distinguendosi, il pensiero di chi segue un nuovo paradigma – stiamo adottando la definizione di Kuhn – è rigoroso, nella misura in cui tiene insieme e contiene quei paradossi non risolti dal vecchio paradigma che si manifestano come contraddizioni, prospettando nuove soluzioni. I paradossi sono definiti così, sono tali, perché non hanno trovato una superiore comprensione che li risolva. Questa risoluzione liberatoria che li integra in una nuova organizzazione strutturale, è realizzabile solo mediante la consapevolezza, e poggia sulla necessità-capacità di reggere la tensione che il contenere posizioni distinte, o addirittura opposte, comporta.
    Pur mantenendo una tensione critica che, a volte, ha rasentato il rischio dell’ipercritica, abbiamo cercato di integrare dialetticamente le posizioni clinico-teoriche ed esistenziali di Freud e di quegli autori che abbiamo preso in considerazione nel libro, in quanto validi rappresentanti delle scuole di pensiero più significative e feconde nella ricerca sul sogno. Quindi, molte delle nostre proposizioni teoriche sul sogno sono state elaborate nel corso di un confronto dialettico tra le nostre posizioni e quelle dei diversi autori con cui abbiamo stabilito un dialogo immaginario. Abbiamo legittimamente dato lo spazio più consistente al pensiero di Freud e alle considerazioni clinico-teoriche da esso stimolate. Non abbiamo esaminato sistematicamente la letteratura sull’argomento, ma scelto alcuni autori rappresentativi, lasciandoci guidare dal preconscio e dalle potenzialità dialettiche che il confronto con un determinato testo prometteva. Abbiamo trascurato la letteratura cosiddetta secondaria, abbondantemente riportata dagli autori consultati, soprattutto da Freud e da Fossi. Tra gli autori degni di essere considerati manca Ella Sharpe. Il suo è un testo didattico indispensabile allo studioso dei sogni. Tuttavia, pur avendo meditato il suo L’analisi dei sogni, abbiamo evitato di sottoporlo a una discussione critica, perché da un lato riprende le proposizioni fondamentali di Freud e, dall’altro anticipa le vedute di Meltzer e di Hanna Segal sull’omologabilità di arte e sogno. In verità, la responsabilità di questa esclusione è dovuta essenzialmente a Lopez che ha trovato noioso il libro. Tra i lavori presentati al XI Congresso Nazionale della SPI, abbiamo letto con particolare attenzione la relazione di Fausto Petrella, che ha soprattutto il merito di essere comprensivo e conciso. È una rassegna sintetica della letteratura sui sogni da Freud ai nostri giorni.
    I sogni che abbiamo citato sono narrati con discorso diretto usando la prima persona. L’ interpretazione è riferita da ognuno di noi, come resoconto clinico. Naturalmente le notizie anagrafico-biografiche sono state adeguatamente camuffate.
    Cerchiamo, perciò, dopo questo preambolo, di addentrarci nella “selva oscura”, dove forse non incontreremo la lupa, ma certamente la Sfinge.

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