Quaderno de Gli Argonauti n. 31, giugno 2016

Loretta Zorzi Meneguzzo (a cura di)
“LA BELLEZZA POSSIBLE. VALORE E RESPONSABILITÀ DEL DESIDERIO”

 

Introduzione

Poesia, musica, opere d’arte, incontri personali, natura e le tante esperienze del bello che ci raggiungono, ci commuovono e ci lasciano trasformati, testimoniano possibilità inconsapevoli, inesprimibili, radicate in un “conosciuto non pensato”, una vaga e indefinibile presenza che risuona. Consonanze e dissonanze ci seducono all’ ”arte del vivere”. Eppure, ci accade di venire sopraffatti del “troppo bello per essere vero!”. In forme più o meno inconsce, possiamo favorire ciò che ci allontana dal sublime. Le connessioni e le assimilazioni del bello con il valore personale, che da sempre risuona, in modi differenti, nella storia del pensiero hanno guidato questo progetto. [1] I richiami alle Enneadi tentano di sintetizzare le riflessioni che, nel corso dei secoli hanno avvicinato bello e bene – come ricordano i contributi di Gurisatti e Maso -, in quanto tensione all’elevazione. Ho inteso la possibilità della bellezza come spazio transizionale in cui gli affetti e il pensiero manifestano la tensione, potenzialmente costruttiva, tra l’attrazione verso l’estremo dell’assoluto irraggiungibile e l’estremo della reificazione come bisogno di afferramento e di possesso. La “cura di sé” sembra rappresentare il luogo della tensione mediatrice e trasformatrice, nel cammino asintotico verso la realizzazione personale. I dialoghi a distanza, tra pensatori appassionati, faranno riecheggiare, nelle riflessioni qui contenute, i temi del corpo, della cura di sé, del rapporto tra estetica ed etica, della trasformazione personale, mettendo in luce aspetti del destino di qualità intime e implicite nella vita dell’uomo. Gli autori si interrogheranno sulla funzione salvifica del bello e del valore.


Il contributo di Duccio Demetrio ci introduce a una dimensione presente nei pensatori attenti a quanto nell’uomo continuamente interagisce, oltre le separazioni disciplinari. La scrittura autobiografica esprime l’intersezione delle forme espressive del pensiero, tra poesia, filosofia, psicologia. La scrittura di sé è proposta come disciplina, esercizio, contenimento. La scrittura autobiografica ne emerge in quanto manifestazione della dimensione dialogica, nella quale la memoria non è soltanto recupero del passato, ma, attraverso il passato, essa diviene trasformazione e nuova creazione. L’aspetto dinamico dell’autobiografia appare un cammino verso l’esperienza del bello, in quanto affezione verso la vita. La scrittura ne emerge come possibilità di provare ad addomesticare l’ombra, ed è, quindi, luogo dell’incontro con la meraviglia. “(…) è la sensibilità per i giorni che verranno l’aspetto che più è bello coltivare.” [2]


Giovanni Gurisatti, propone una “cura di sé” che faccia della propria vita un’opera d’arte, non come elogio autoreferenziale e un po’ dandystico, della bella forma, della bella apparenza fine a se stessa, a discapito della spiritualità. Non si tratta di un invito a una narcisistica dedizione estetizzante. “In realtà, al contrario, proprio il termine così scritto, “est-etica” dell’esistenza, sta a significare un’esistenza la cui forma – e la cui trasformazione – si pone nel punto d’incontro di una doppia tensione (…)”. “Il medium (dell’) incontro tra un’estetica non teoreticista e un’etica non moralistica è il corpo, anzi, il Sé inteso come indissolubile unità psico-fisica (…) luogo stesso della vita filosofica come vita dotata di un bello stile – vita felicemente plasmata nel suo ethos, (…)” Il fare della propria vita un’opera d’arte “come insegna Foucault”, emerge come “tortuoso percorso biografico che può condurci a dare forma estetica al nostro Sé – poiché solo chi ha dato forma, con saggezza, al proprio Sé, può proporsi, a sua volta, come formatore di mondi e, se necessario, di altri uomini.”[3]


Stefano Maso chiede se sia possibile, prendendo le mosse da una piattaforma erotico-materialista, sviluppare una teoria della bellezza e della felicità. “E’ questa una delle scommesse della filosofia di Epicuro, per la quale al centro c’è il concetto di aisthesis, sensazione/percezione. Certo occorre mettere a fuoco in modo nuovo le nozioni di ‘piacere’, di ‘desiderio’ di ‘saggezza’ ;(…) dall’aisthesis di Epicuro discendono sia una teoria etica sia una teoria estetica intrecciate e originali. Ma innanzitutto, si evince una connessione immediata tra eros e bellezza: (…). Le riflessioni di Maso sulla fiosofia di Epicuro ci guidano a considerare come “la continuità dell’esperienza fisica” della bellezza “si accompagna alla tranquillità e insieme alla sicurezza. Abbiamo così a che fare con una bellezza possibile che coincide con una forma possibile di felicità.”[4]


Il contributo di Sabino Matarrese, posto nello spazio mediano del Quaderno vuole rendere plastica la visione del dialogo tra gli universi delle differenti discipline – filosofia e psicoanalisi. Le ricerche in campo astrofisico si offrono quale metafora di ciò che accade in altri, infinitamente piccoli e intimi, universi.
“L’Universo reale è caratterizzato da proprietà assai diverse a seconda delle “scale di lunghezza” che analizziamo, ovvero della “risoluzione spaziale” con cui compiamo le nostre osservazioni.” Confrontando cosa accade nelle osservazioni su “piccole scale”, rispetto a “grandi scale” – tra presenza, o assenza, di simmetria -, l’autore si chiede cosa accada “su scale così grandi da non essere accessibili alle osservazioni (in gergo, su scale “più grandi dell’orizzonte”)? Per tentare di rispondere a questa domanda i cosmologi hanno introdotto alcuni concetti che permettono di descrivere schematicamente e classificare le varie ipotesi su ciò che non possiamo osservare direttamente, ma la cui conoscenza teorica inevitabilmente influenza l’interpretazione dell’Universo osservabile.” Matarrese considera l’influenza di concetti quali “universi separati” e di “universi silenziosi”, mettendo in luce il percorso intellettuale, grazie al quale sono emersi. [5]
Riflessioni filosofiche e scoperte scientifiche mettono in evidenza la continua trasformazione che la dimensione dialogica costruisce nei tanti livelli della realtà e del pensiero, così come accade nel lavoro clinico – nella vita dei pazienti e dei terapeuti.


L’intervista a Eli Weisstub, condotta da Letizia Dal Santo consente di osservare la continua interazione e il continuo scambio dialogico dentro al lavoro clinico, come inesauribile trasformazione delle conversazioni intime come si manifestano nella vita di uno psicoanalista. Letizia Dal Santo mette a confronto rappresentazioni e auto rappresentazioni, percezioni e autopercezioni dei clinici che appaiono iscritte in sistemi impermeabili; che si restringono nelle categorie del già noto. Nell’intervista a Eli Weisstub appare, invece con evidenza, che la vita di uno psicoterapeuta, di uno psicoanalista – della persona – può essere inesauribile costruzione e trasformazione del proprio sguardo, grazie al buon uso della sofferenza. Egli dice: “(…), spero di continuare ad imparare qualcosa di nuovo nel fare terapia, che per me rappresenta un processo conoscitivo senza fine.” Ed auspica uno sviluppo della psicoterapia, oltre i confini segnati da teorie e scuole. Emblematicamente Weisstub si impegnò, con slancio e responsabilità, sul drammatico confine tra Israeliani e Palestinesi.


Le riflessioni di Sandro Panizza sul dialogo onirico, intersoggettivo suggerisce una clinica che protegga e lasci nascere il dialogo implicito e possibile, nella sua paziente, consentendole di riannodare i fili di senso delle sue vicissitudini. “La bellezza in psicoanalisi fiorisce attraverso diverse manifestazioni: la cretività da un lato, e la crescita dall’altro, lo schiudersi di una forma appena abbozzata all’inizio, che evolve in un processo vitale. (…) La schiusura e la crescita dei talenti durante l’analisi hanno a che fare con l’incontro con l’altro, col Maestro, che porta alla luce un tesoro prezioso, occultato dalle distorsioni (…). La bellezza del vero sé del paziente può venire alla luce attraverso il sogno.” Nell’esempio clinico, questa prospettiva “è trascinata da un volano particolare, articolato in due componenti”: l’estetica del sogno, l’aspetto formale dei sogni e l’evoluzione dei contenuti trattati verso una crescita continua, grazie alla trasformazione della relazione con l’analista.


(Loretta Zorzi Meneguzzo) nel contributo conclusivo rifletto sull’esperienza della bellezza come sensazione di unità e unicità di un incontro in cui proviamo meraviglia per quanto ci accade. Lo sgomento nella vicinanza al sublime guida la riflessione clinica sul monolitico complesso traumatico. L’attenzione alle lievi discontinuità che svelano interstizi da cui risuonano inattese e insperate sintonizzazioni potrà dischiudere sentieri di possibilità trasformative, dentro la ‘storia’ relazionale del paziente, che, a mano a mano, si manifesta e si svolge e, sorprendentemente, si crea narrandosi. Secondo questa visione, riconnettendo le tracce della narrazione evocatrice di un’origine di valore, la psicoterapia psicoanalitica può trasformare il desiderio per quell’origine in azione terapeutica. In questa trasformazione vi è la possibilità di resistere alla tensione, accanto al sublime, e di accoglierla come espressione del nostro conversare sospeso, sorpreso e creativo con ciò che vale, con il bello.

I sorprendenti dialoghi e i riverberi che prendono voce in queste pagine, parlano delle potenzialità gettanti (l’essere ponti) delle riflessioni sulla vita e sull’uomo, quando vi sia godimento del cammino di scoperta dentro a universi in cui siamo immersi.


Loretta Zorzi Meneguzzo

 

Note

[1] Il progetto accomuna, nel titolo e nella gran parte dei contenuti, il Seminario tenutosi a Vicenza il 28 Novembre 2015 – con relazioni di G. Gurisatti, D. Demetrio, S. Panizza, S. Maso e L. Zorzi Meneguzzo, qui pubblicate in versioni approfondite e ampliate – e la pubblicazione di questa monografia. In essa sono state aggiunte le riflessioni di S. Matarrese e l’intervista di Letizia Dal Santo a Eli Weisstub.

[2] D. Demetrio Green Autobiography BookSalad 2015, pag. 9.

[3] Dall’abstract dell’autore

[4] Dall’abstract dell’autore.

[5] Dall’abstract dell’autore.

 

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