Quaderno de Gli Argonauti n.20 –  Esplorazioni: accompagnamento alla lettura

di Monica Fabra

In questo quaderno monografico sul tema della violenza esponiamo alcune delle nostre esplorazioni, scaturite dal lavoro di gruppo di questi anni. Con esse tentiamo di mettere in luce temi, argomenti, riflessioni, difese incontrate nel parlare tra noi sulla violenza.

Nel breve spazio del quaderno possiamo solo esporre alcuni aspetti di questo nostro ricercare: per non soffocare l’esplorazione e per promuovere un dialogo con i lettori abbiamo integrato la lettura del quaderno con la consultazione in internet del sito de gli argonauti. Qui troverete le bibliografie di tutti gli articoli e le note, di estensione variabile, di alcuni di essi. In alcuni casi le note completano il discorso espresso nell’articolo cui si riferiscono e la lettura diviene necessaria per cogliere il pensiero degli autori.

Dopo questo mio ‘accompagnamento’ alla lettura il quaderno inizia con una breve narrazione su “Le origini del gruppo”: Patrizia Brunori e Maria Chiara Risoldi  ne individuano la nascita nel desiderio di potere pensare e parlare ‘psicoanaliticamente’ sulla violenza e nella necessità di costruire un “setting di lavoro” che si concretizza nei periodici incontri di questo gruppo, nel quale cerchiamo di “costruire un pensiero più condiviso” su questi temi.

Segue la “Definizione e ricerca etimologica” del vocabolo ‘violenza’  di Cristina Simonini. In esso vi è anche l’esposizione delle riflessioni di Freud che, nel carteggio con Einstein (riportato in internet), esprime le sue teorizzazioni su violenza e guerra.

Ne “Il rispetto: un valore ibernato” Marco Francesconi e Dana Scotto di Fasano  ci parlano del rispetto come valore strutturante la costruzione del sé e ne sottolineano la mancanza nella attuale società; in essa “stupidità e violenza deumanizzata” sono segnale del disagio sottostante e “gli altri sono usati come cose”.

L’assuefazione al peggio “elimina ogni speranza per il futuro” e l’assenza di speranza rende distruttivi. Costruire la casa mentale ove saper pensare, ove sapere stare soli, ove sapere stare con gli altri, è la proposta per una speranza di stare “contro la violenza” incarnando due valori fondamentali: “equilibrio e determinazione”.

Nel suo lavoro “Sul conformismo sociale e l’ovvietà del pregiudizio” Silvia Amati Sas, partendo dalla “necessità di includere l’ambito sociale nel lavoro psicoanalitico”, descrive la natura del pregiudizio che è “convinzione che fatica a trasformarsi in pensiero”. L’autrice invita a riflettere sulla neutralità analitica che nel caso “si trasformi in convinzione potrebbe portarci a un ‘fare come se’ non si vedesse”. Attraverso una situazione clinica sono indicate le difficoltà che lo psicoanalista incontra in se stesso nel trattare situazioni che hanno a che fare con problemi che mettono in gioco la sua identità personale. In una seconda situazione di analisi di pazienti che avevano subito torture ci mostra come per l’analista sia necessario accorgersi dei propri pregiudizi controtransferali e contestualizzare quanto viene riportato dalle pazienti per superare quei pregiudizi e saper riconoscere “l’imposizione ad acconsentire” come manipolazione effettuata sulle vittime dai torturatori.

In “Dove si ferma il pensiero” Anna Sabatini Scalmati analizza la nascita del pensiero  neonato “che gli adulti hanno il compito di proteggere”. L’essere umano ha sviluppato “capacità di percezione ed autopercezione”, capacità che gli hanno permesso di emergere tra le altre specie animali; egli è un animale sociale, che necessita dell’altro da sé e del gruppo per sviluppare il pensiero. A.S. descrive la capacità esplorativa innata nel bambino e, per contro, la paralisi che blocca il piccolo dell’uomo quando è soggetto “alla voce rinnegante dell’adulto”. Il piccolo non può che sottomettersi, compiacente, aderendo alle aspettative dell’altro. Si ha così il blocco del pensiero (“il pensiero si impiglia”), come avviene in ogni situazione di sottomissione (quale il regime Hitleriano).

In “Pensare nei Gironi Infernali” Flavia Donati e Mario Giampà descrivono che cosa avviene della capacità e della possibilità di pensare  quando siamo assaliti dalla paura, quando siamo “immersi nella paura dell’annichilimento”. “Il pensiero nella paura si blocca e ritorna primitivo”. L’induzione della paura, del terrore, è allora estrema forma di manipolazione violenta che blocca il pensiero e la ricerca della verità. Gli autori descrivono come si possano attuare numerose difese per non vedere, non sentire, non sapere, non soffrire. Ma, affermano, solo la capacità di accogliere la sofferenza ci permette di “vivere consapevolmente la realtà”.

In “Rumori di sottofondo” Silvia Amati Sas, PatriziaBrunori, Mirella Curi Novelli e Ambra Cusin, seguendo gli accadimenti che si susseguono nei gruppi terapeutici, ci mostrano l’irruzione dei contenuti violenti, terrificanti, folli, angoscianti, insomma l’irruzione del ‘non pensabile’, che il gruppo deve saper contenere ed elaborare per rendere le menti dei partecipanti capaci a loro volta  di contenere ed elaborare quei contenuti. Solo così può essere loro restituita la capacità di pensare, superando “il rumore assordante dell’angoscia che impedisce il pensiero”. Le esemplificazioni cliniche mostrano come sia indispensabile “accedere ad una pensabilità della violenza”  per ripristinare il sentimento di sé e procedere nel cammino evolutivo e nella crescita mentale individuale. Le autrici sottolineano come ciò sia possibile per un gruppo che accolga e contenga ciò che “non è sostenibile dalle menti individuali” e che può essere “depositato” nel gruppo.

Teresa Lorito e Maria Chiara Risoldi in “Il principio di piacere a portata di un click. Esplorazioni del lato oscuro del web” si avventurano, nel senso letterale del termine, nel mondo di internet scoprendone aspetti insospettati. L’utilizzazione di un mezzo dalla tecnologia tanto avanzata richiede più equilibrio, “più salute mentale, per non essere un potenziatore di sofferenza psichica”. In questa esplorazione sorgono molte domande che le autrici si pongono con l’impressione di aprire infinite porte e infiniti spazi da esplorare.  Ma come esplorare senza perdersi, senza perdere il contatto con il reale, con la realtà di sé e del mondo circostante? L’articolo, che più che concludersi si apre a nuove prospettive, termina con le suggestive immagini di ‘ana-tron’ e ‘cyber-cigno’ a indicare le diverse possibilità di muoversi nel mondo di internet.

M.ario Pigazzini nel suo “Edipo e il Minotauro”  (di cui è indispensabile leggere anche la sezione riportata sul sito internet), partendo dalla comparazione tra i miti di Edipo e del Minotauro in chiave di lettura psicoanalitica, sceglie di utilizzarla per individuare i movimenti di potere all’interno della società occidentale contemporanea. Riprendendo il tabù del cannibalismo M.P. individua nel potere statale le moderne forme di cannibalismo che danneggiano l’individuo e lo privano di ogni forma reale di protezione allo sviluppo libero di sé come soggetto e della propria identità come qualità inalienabile per l’umanità intera.

In “La violenza sui bambini nell’epoca postmoderna (essere stregoni a Kinshasa) : i bambini fanno paura.” Maria Patrizia Salatiello e Monica Fabra si soffermano sulla situazione dell’infanzia come indice di civiltà dei gruppi sociali. M.P.S. analizza il fenomeno recente dei bambini stregone nel Congo (gli approfondimenti dell’argomento sono riportati nel sito internet), che diviene comprensibile “soltanto all’interno delle trasformazioni della stregoneria, della famiglia e della società congolese nell’era postmoderna”. Segue l’analisi dei fattori ricorrenti: il dono, il cannibalismo che permette di sfamarsi, il volare, la potenza procreativa, i desideri adulti proiettati sui figli. M.F. prende spunto da questo fenomeno per descrivere la paura che gli adulti provano nei confronti dei bambini, senza esserne consapevoli, e le cause di quella che si configura come ” esasperata forma di razzismo della nostra epoca”: la ‘pedofobia’. Il bambino è rifiutato, privato della libertà di essere se stesso, privato della protezione a uno sviluppo libero e alla costruzione della propria identità soggettiva ed è invitato ad un compiacente adattamento dagli adulti iperadattati al contesto socio/ambientale/culturale dell’epoca attuale in occidente.

Invitando i lettori a consultare il sito internet per accedere alle bibliografie, alle note e agli approfondimenti, mi auguro che le esplorazioni sulla violenza contenute in questo quaderno possano stimolare riflessioni e porre interrogativi e dubbi che aiutino tutti noi a procedere nel tentativo di pensare psicoanaliticamente la violenza, consapevoli di quanto ciò sia difficile ma necessario e aperti ai contributi di altre discipline, quali l’antropologia.

Infatti mi sembrano condizioni necessarie un approccio multidisciplinare al tema della violenza e la possibilità di potere pensarlo in un gruppo, spazio adatto a contenere e stimolare i pensieri su un tema tanto difficile e a tentare di andare oltre le inevitabili difese che esso suscita.