dicembre 2010  –  Violenza: esplorazioni   

a cura di Monica Fabra e Andrea Jannaccone Pazzi

 

Le esplorazioni richiedono coraggio. Eppure lo spirito esplorativo è innato nell’uomo, come vediamo osservando i bambini piccolissimi. Si tratta dell’istinto che ha permesso alla specie umana di propagarsi su tutto il pianeta. E richiede anche libertà. Libertà persino da aspettative che potrebbero condizionare l’esplorazione stessa.

Esplorare il pensiero della violenza, sulla violenza, esplorare ciò che si incontra quando si pensa alla violenza ha richiesto un gruppo come contenitore. Nel gruppo non si pensa allo stesso modo, né tantomeno si pensano le stesse cose, ma si pensa insieme e questo “insieme” è forse stato per il nostro gruppo una sorta di campo base cui tornare e da cui ripartire.

Per potere pensare alla violenza, per verificare se sia o no possibile pensarla, inevitabilmente si incontrano soprattutto le proprie difese su cui occorre lavorare, per elaborarle, sia in gruppo che individualmente.

Nel film “Nella valle di Elah” il padre che cerca la verità sulla morte del figlio si trova ad esplorare e ad incontrare la violenza. La violenza ‘sul’ figlio, la violenza ‘in cui’ il figlio è vissuto e, infine, la violenza ‘del’ figlio.

La difesa della negazione è sempre lì pronta, a portata di mano, per convincerci a rinunciare a vedere, ad ascoltare, a sapere, ad accorgersi, a tentare di conoscere.

Forse, esplorando, si incontrano dubbi, interrogativi, non-sensi. Tuttavia pensare psicoanaliticamente la violenza è necessario per  confrontarsi con la realtà sia interna che esterna alla stanza di analisi.