dicembre 2006La creatività nella relazione analitica

a cura di Paolo di Benedetto

 

La ricerca intorno alla creatività primaria, normale, quella che costituisce non la prestazione eccezionale con valenza estetica, ma il respiro della persona alle prese con l’individuazione e l’articolazione del suo sé: questo è l’intento di questo Quaderno. Elaborare psicoanaliticamente la creatività normale forse porta a seguire tracce e strade diverse da quelle seguite quando di parla della creatività con valenza estetica; se volessimo ritrovare tra creatività normale e creatività artistica (e anche scientifica) un denominatore comune potremmo indicarlo nel bisogno di fare forme. “Bisogna confezionare sempre nuovi contenitori per il continuo rinnovarsi dell’esperienza” scriveva Marion Milner: in questo sta la radice della produzione di forme e simboli attraverso cui si sostanzia la normale spinta creativa.

Il Quaderno vuol essere un contributo all’affinamento della percezione, dell’ascolto e della comprensione sia dei fallimenti che della ripresa della spinta creativa, colta nella dimensione della relazione duale e gruppale e dell’ambiente che contiene analisti e pazienti. Come si manifesta la potenzialità creativa normale? Che veste può prendere? E che significato ha, per il paziente singolo, per il gruppo, per il terapeuta e per la relazione di cui fanno parte? Esiste una creatività della coppia analitica? Come la vediamo? Che significato le attribuiamo? Come la creatività del terapeuta interagisce con quella del paziente? E infine, che cosa possiamo fare, come terapeuti, per facilitare la ripresa delle sorgenti inconsce e preconsce della creatività?

Come lo storione che risale il fiume, ogni lettore è invitato a un suo percorso verso il ritrovamento delle potenzialità creative della situazione analitica.

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