giugno 2006Dipendenze/addiction   (Parte seconda)

a cura di Carlo Zucca Alessandrelli

Come abbiamo visto nelle diverse situazioni terapeutiche nei vari saggi apparsi nella prima parte di questo Quaderno, le terapie dell’addiction richiedono innovazioni concettuali e tecniche che, pur fondandosi su alcuni sviluppi teorico-clinici ormai consolidati della tradizione classica della psicoanalisi e delle psicoterapie a essa connesse, richiedono una creatività innovativa specifica e un’agilità consapevole da parte di chi le attua. I pazienti dell’addiction, proprio a causa del loro malessere, agiscono sulla base di organizzazioni patologiche rigide e autarchiche, che diventano vere e proprie barriere, le quali, sia nel versante depressivo sia in quello ipomanico e in quello schizoide, impediscono di chiedere per i veri bisogni e non permettono altresì di accettare le risposte terapeutiche nei modi consolidati che si usano con i pazienti che soffrono di altre forme di disturbo psicologico. Ciò è ancora più evidente per coloro che si rivolgono, per lo più costretti da malesseri fisici e da situazioni di abuso e di vita ormai insostenibili, agli appositi servizi pubblici e del privato sociale.

I lavori che appaiono in questa seconda parte del Quaderno sono saggi di professionisti che operano appunto in questo settore e che hanno fatto parte di particolari ricerche e sperimentazioni che li hanno portati ad avere quella competenza e sensibilità clinica necessarie per divenire capaci di attuare innovazioni terapeutiche efficaci a ragion veduta proprio per questo tipo di nuovi pazienti.

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