GIACOMO DI MARCO – ISABELLA SCHIAPPADORI. “ESSERE NELLA CURA”

Edizioni Frenis Zero.

 

Il libro si muove a partire da una riflessione sul senso generale della nozione di cura, quale fondo esistenziale che permea la vita dei singoli e la convivenza della società.Prima ancora di rientrare nella possibilità di espletare un’attività lavorativa o professionale, essa va inclusa nel desiderio di conservare la vita, di fornire, anche nelle forme che si presentano come emergenze, risposte di aiuto di fronte ai bisogni fondamentali e alle condizioni che possono evitare sofferenza, malattia, delusione, abbandono.

Attraverso questo libro, ci auguriamo di fare emergere l’attitudine innata al prendersi cura, a affinarla con la costante riflessione sull’esperienza, insomma a stimolare e a coltivare il proprio Sé, utilizzando quel sapere, che consente di cogliere la soggettività dell’altro, più attraverso la comprensione empatica che attraverso la conoscenza esplicita. Valorizzare, dunque, la cultura dei sensi nella formazione al saper essere.

Privilegiando gli effetti dell’attenzione e della pratica relazionale, come fonte di conoscenza e di condivisione delle esperienze emotive e percettive, gli autori dedicano le loro riflessioni alla formazione degli operatori e segnalano quanto essa derivi, più che da conoscenze teoriche e strettamente tecniche, dalla disponibilità a mettersi in gioco nei rapporti con i pazienti e con i colleghi, grazie al desiderio di apprendere dalle condizioni offerte dall’esperienza del “vivere con”.

Si tratta della possibilità di riflettere e di riconoscere, anche nell’attualità delle relazioni, gli aspetti della propria interiorità: memoria, capacità di evocare e di spaziare con la mente a partire dalla sensorialità recettiva e dalle risorse della fantasia.

L’insistente richiamo al “saper essere nella cura” apre il discorso sulla dialettica di conoscenza e comprensione e sulla necessità di creare spazi di pensabilità, là dove la relazione con i pazienti più gravi si inceppa di fronte alla frammentazione della comunicazione, alla sua chiusura, fino alla rottura che può esplodere nella crisi.
Cura di sé, ma anche cura delle proiezioni che il paziente veicola nell’operatore; cura del linguaggio che rispetta le possibilità maturative del paziente che pure sopravvivono all’attacco della conflittualità pulsionale; cura della parola in tutti i suoi possibili sensi per incontrare parti vive e sensibili dell’altro.

 

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail