giugno 2003 – La psicoanalisi e il senso del sacro

a cura di Paolo di Benedetto e Viviana Velicogna

 

Il sacro: difficile definirlo, ma una volta accettato di incontrarlo, lo riconosciamo senza sforzo, e ha sempre le qualità dell’intensità e della leggerezza, della totalità e della semplicità.

Il sacro: difficile parlarne. È collegato al Verbo, ma richiede il silenzio. È legato al mistero, ma è esperienza profonda, spesso fisica.

Al sacro si può giungere anche nella cura, perché sacro è attingere alle fonti libidiche dell’esistenza, dell’universo. Nella cura c’è l’anelito e la ricerca della liberazione della capacità di amare e di essere amati.

Sacro è il momento in cui insieme con l’analista si guarda attraverso la storia della propria nevrosi e si comincia a scorgere il vero sé, l’universale, l’essenziale, il semplice, il bello: e qui finisce l’isolamento e inizia la comunicazione, perché quei momenti sacri diventano immediatamente creativi, mettono in movimento, trasformano ciò che circonda, i fantasmi, il passato, il presente, i rapporti.

La scelta di pubblicare un Quaderno sul concetto di sacro nasce dall’esigenza profonda di reinserire nel contesto clinico teorico della psicoanalisi un tema che è stato lasciato a lungo in esclusiva alle religioni, e che, negli ultimi anni, è stato ripreso, spesso in modo assai confusivo, dai movimenti New Age.

I lettori troveranno riflessioni originali, ma anche il pensiero sull’argomento di molti autori classici quali Winnicott, Milner, Reich e altri. Com’è nello stile degli argonauti, a tutto ciò si aggiungono punti di vista differenti, ma integrabili, che provengono dalla filosofia e dall’antropologia.

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