Loretta Zorzi Meneguzzo
“Le promesse del sogno.
Indugiare nell’assenza, tra bisogno e desiderio”

Carocci Editore

 

SINOSSI

Il sogno, l’incubo, il desiderio. Il volume comprende la vita onirica, approfondendo alcune peculiari condizioni intrinseche al sognare, inteso come dialogo stupefacente con la nostra intimità, nella quale si muovono impulsi avvicinabili a desiderio, bisogno, utopia.

Colui che sogna è creatore della drammatizzazione onirica e, simultaneamente, spettatore che subisce ciò che il suo preconscio mette in scena. Grazie a questo intreccio di attività e passività, il sognatore si scopre inventore della rielaborazione dei profondi significati personali delle sue singolari vicissitudini, che costruiscono le prospettive possibili.

Dallo scrigno del rimosso, le sorprendenti narrazioni preconsce irrorano nuovamente aree trascurate dell’esistenza e ridanno voce alla testarda attesa di una nuova chance. Anche in un compatto sistema traumatico, le bizzarrie dei sogni possono svelare tracce infinitesimali di una smarrita sintonizzazione capace di ridestare la possibilità che si insinui e affiori la discontinuità, l’emergere di potenzialità trasformative.

L’interpretazione è, così, sfidata a ricreare la misteriosa soglia, l’indugio riflessivo, della trasfigurazione dalla vita fremente alla vita sapiente: quella essenziale significazione che spinge a decidere chi vogliamo essere, per quale promessa vogliamo sentirci responsabili.

 

Nel sogno affiorano immagini di un presente personale non-conscio, pregno, che scorre sotterraneo. Esso è il luogo di un abitare dinamico, vissuto inscritto nella storia dell’uomo, che nei millenni e in modi differenti è stato teatro dell’urgenza di dare senso e contenimento all’irrompere del perturbante, allo sgomento, alla tremenda meraviglia, a ciò che fa paura, compresi i desideri. Imperscrutabili tessiture, create dai sapienti equilibri tra gli stati di coscienza, emergono sorprendentemente e ci mettono in contatto con il misterioso continuo fluire della nostra vita preconscia che appare come risveglio di un’intima problematicità: lo spaesante, minaccioso, segreto, il nascosto che affiora, che scompagina e interpella. Nella concezione relazionale dialettica, il sogno si svela frutto dell’azione congiunta di forze emotive e stati della mente: espressione dell’emergere sorprendente di conflitti cruciali nella vita attuale del sognatore; e luogo dove il passato, quanto del passato chiama, a volte urla, si affaccia sulla soglia della possibilità, come voce di una promessa.

I differenti approcci interpretativi hanno tentato di proteggere dal terribile ripresentarsi notturno di una narrazione non placata, non conclusa. Ma, i camuffamenti e le bizzarrie inafferrabili hanno sottratto il sognare alle prigioni del possesso esplicativo, paradossalmente, preservando la continua possibilità di inventare e sorprenderci: il sogno rappresenta, così, l’esercizio a tollerare disorientamento, discontinuità e destabilizzazione. Potremmo personificare, come presenza accudente, attenta, premurosa e pensosa, tutto quanto riguarda il sognare: esso maschera, distorce e scompagina, proteggendo la nostra sensibilità, la sensibilità della coscienza. Anche, e paradossalmente, quando si tratti di sogni angosciosi e sogni traumatici, il loro apparire nella vita dormente, sa cogliere un tempo opportuno nel quale la mente può dispiegare narrazioni. Così, anche l’allontanamento difensivo che rimuove aree vitali, che le rende mute e silenti, nello stesso tempo le preserva come congelate, finché il tempo sia maturo, perché, quanto nella persona anela alla realizzazione, nell’indugio e nella possibilità di un nuovo ascolto, ritrovi e riavvii i sentieri del desiderio.

Il libro riprende le riflessioni sul sognare dall’incubo, in quanto discontinuità estrema, per enfatizzare la funzione complessiva della vita onirica, intesa come realizzarsi di processi divergenti che possono essere compresi. Questa condizione, nell’incubo, è resa evidente e radicalmente perentoria dal momentaneo sconvolgente contatto tra stati di coscienza ‘estranei’, dove il perturbante disarticola l’osservare. Così, differenti dimensioni della coscienza, scombussolate e indifese, subiscono l’irrompere del non controllabile minaccioso: subliminalmente esse si accorgono di aspetti non addomesticati e non addomesticabili del funzionamento mentale. Ci è dato considerare, proprio la condizione di minaccia che il soggetto avverte di fronte a un suo Sé che rappresenta un suo affetto – un desiderio, una rappresentazione – allontanato, misconosciuto, probabilmente inammissibile, ripudiato o non ancora accettato, reso avulso, nemico per qualche altro Sé aggrappato alle vecchie certezze.

Passività e straniamento sono necessari, perché sia possibile il sognare, perché il sognatore permanga nel sogno, non soltanto per continuare a dormire, bensì, perché possano affiorare aspetti della vita che chiedono ricomposizione, ascolto, redenzione e trasfigurazione: perché nell’intreccio tra passato e presente possano irrompere potenzialità inespresse, ancora pulsanti, ma racchiuse nella storia epigenetica, imprigionate in rappresentazioni irrigidite e incistate. Lo scardinamento di quanto è rimasto immobilizzato e forcluso può riavviare il cammino asintotico, l’approssimarsi all’inatteso, al non ancora, al possibile. Così, nelle vicende cliniche narrate, emerge l’essenziale importanza della capacità e della possibilità di “soffrire”, di accorgersi e lasciarsi colpire, di sperimentare anche la fragilità e l’essere inermi. Nel sogno, questo accadere è ritorno e ripetizione di possibilità che attendono un risveglio.

Il sognare è la misteriosa soglia della trasfigurazione dalla “vita fremente” alla “vita sapiente”, il luogo dove lo psicoanalista, il filosofo, il poeta ed essenzialmente ciascuno per sé stesso può ritrovare e riscoprire l’indugio che lo accoglie, «forse più insicuro, più delicato, più fragile, più infranto; ma colmo di speranze».

 

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail