Giugno 2013                                                                           INDICE QUADERNO

Etica: concetto desueto?

Presentazione

 “L’etica è un oggetto scontroso, in qualsivoglia dimensione dell’esistenza individuale e collettiva la si ponga, da qualsiasi angolatura la si osservi”. Questa l’apertura del contributo di Sergio Tramma a questo Quaderno che affronta il problema ETICA da differenti vertici. Problema, perché, come evidenziato da tutti i contributi presenti, il discorso relativo alla questione etica non è riconducibile ad alcuno schema semplificativo. Problema, perché ogni discorso relativo all’etica delinea aspetti rilevanti di una “questione” morale.

La clinica psicoanalitica e psicoterapeutica dovrebbero essere considerate come una continua pratica all’etica, come sottolineato dai lavori di Argentieri, Petrella, Meneguz, poiché hanno continue implicazioni morali. Tecnica e azione terapeutica sono infatti pensate secondo una logica di responsabile cura dell’altro. La radice profonda del pensiero psicoanalitico riguarda la comprensione delle emozioni profonde del soggetto e dei comportamenti che esse contribuiscono a determinare (Petrella), la qual cosa comporta, a sua volta, la costruzione di un contesto comunicativo e interattivo in cui la posizione etica del terapeuta è di profonda neutralità (Argentieri), finalizzata al bene dell’altro (Tramma, Meneguz, Mariotti, Petrella). La posizione etica “mette a dura prova l’analista”, poiché la tensione positiva alla cura dell’altro deve prevedere una capacità di “tenere insieme tutte le parti in conflitto” nel mondo interno del soggetto (Argentieri), lavorando per una cultura della complessità, contro l’educazione alla semplificazione che, polarizzando vissuti e stati d’animo negativi, riduce la capacità di comprensione empatica dell’individuo. L’etica “umanizza il soggetto e le relazioni” (Tramma), dona profondità al pensiero incidendo in profondità contro gli aspetti distruttivi degli oggetti interni (Petrella), e quelli alienanti della sofferenza dovuta all’incapacità di essere soggetti consapevolmente responsabili della propria vita.

Il tema della cura e del prendersi cura si articola in una prospettiva di problematizzazione nei lavori di Vergani, Bonacchi, Colaprico. Pur nella diversità dei loro percorsi, gli autori evidenziano una visione del soggetto e del suo radicamento esistenziale in un “corpo” e in contesti socio-relazionali e culturali che richiedono recupero dei valori morali e cognitivi; emozionali ed empatici. Per Bonacchi, nella sua ricostruzione del pensiero femminista sul corpo delle donne, l’etica della cura è imprescindibilmente ricondotta alle competenze presenti nel corredo psichico femminile, evocando comunque i condizionamenti socio-culturali – oltreché storici – dell’identità femminile.

Colaprico evidenzia l’assenza di etica e di morale nella realtà storico-sociale contemporanea. Tale assenza è evocata dalla presenza di logiche di profitto spietate che hanno ridotto l’individuo a “merce tra le merci” e totalmente dominato da logiche di profitto altrettanto spietate. Vergani delinea una prospettiva etico-morale che dovrebbe potersi fondare sul valore della responsabilità verso l’altro, nel rispetto della responsabilità verso sé. Senza responsabilità verso sé stesso nessun individuo potrà mai raggiungere un’etica di responsabilità verso l’oggetto. In questo senso la sua proposta filosofica suggerisce un ripensamento dell’impegno morale come integrazione tra etica della cura e massima attenzione alla diversità, alla singolarità del soggetto e della sua cultura.

Un’educazione all’etica presuppone un’educazione alla diversità e alla differenza, poiché il soggetto si struttura in riferimento all’alterità. In questo senso l’etica contribuisce alla costituzione di una relazione intra e intersoggettiva che lavora, come già ricordato, per una cultura della responsabilità, contro sentimenti quali l’indifferenza e la paura che generano onnipotenza e narcisismo autarchico. Logiche di mercificazione del soggetto che diventa “cosa”, oggettificato in funzione del bisogno narcisistico del soggetto. In molti tra i frangenti di vita che i pazienti riferiscono nel corso delle sedute, è possibile riconoscere un profondo smarrimento etico e morale. Un ricorrere al “compromesso di integrità” (Argentieri) finalizzato a una parvenza di coesività del sé.

Affrontare la tematica relativa all’etica e alla morale da differenti angolature ha significato per la redazione di Quaderni pensare a queste problematiche attraverso un confronto aperto, non pensando che, come Petrella ricorda nel suo contributo, si debba ridurre la questione etica al setting interno della cura.

Il nostro lavoro può essere un contributo all’etica della responsabilità, contro l’indifferenza.

Nadia Fina

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