giugno 2005 – Disturbi del comportamento alimentare: realtà clinica complessa

                         della postmodernità

a cura di Vanna Berlincioni

  

Una celebre storia sufi del grande Rumi racconta che oltre Ghor esisteva una città i cui abitanti erano tutti ciechi. Un re con il suo seguito si accampò nel deserto. Aveva un possente pachiderma che usava in battaglia per intimorire i nemici. In città si sparse la notizia e tutto il villaggio accorse per conoscerlo. I saggi del villaggio vennero incaricati di spiegare agli altri abitanti che cosa fosse un elefante. Siccome non sapevano che forma avesse l’elefante, annaspavano alla cieca attorno a quella bestia enorme, cercando di farsene un’idea. E cominciarono a confrontare le informazioni raccolte. Uno toccò un orecchio e disse: “L’elefante è come un grande ventaglio”. Un altro toccò la proboscide: “No, è un grande tubo cavo”. Un terzo afferrò la coda: “Ma che cosa dite? È come uno spazzolone”. Ma un quarto che stava tastando le zampe, affermò con sicurezza: “Nulla di tutto questo: l’elefante è un grosso pilastro”.

I disturbi alimentari sono come l’elefante del re: un oggetto composito che possiamo osservare da tante angolazioni. L’augurio è che i lavori contenuti in questo Quaderno possano servire a renderci terapeuti meno ciechi. 

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